Papa Francesco cita Don Camillo e Peppone
Bergoglio in cattedrale a Firenze, al quinto convegno sulla Chiesa italiana, cita i personaggi che hanno reso celebre Brescello: "Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente"
FIRENZE. Ha citato anche Peppone e Don Camillo, i personaggi di Giovannino Guareschi che hanno reso celebre Brescello, papa Francesco durante la sua visita a Firenze. Durante il suo discorso in Cattedrale, Bergoglio ha parlato della Chiesa italiana, "che ha grandi santi, il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d'Assisi a Filippo Neri".
Per poi soffermarsi sui personaggi della celebre saga: "Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente - ha detto il papa - Di sé don Camillo diceva: "Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro". Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte". [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10601428:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/01/03/news/il-mondo-piccolo-di-ieri-e-di-oggi-un-raffronto-per-immagini-1.10601428]]
È chiaro il mandato del papa al V convegno della Chiesa italiana, in un discorso forte, una meditazione in dialogo esplicito e implicito con l'Ecce homo dipinto sulla volta di Santa Maria del Fiore, sotto la quale il papa latinoamericano parla alla Chiesa italiana, chiedendole di rinunciare al potere, alla fissazione per le strutture, al mito della rilevanza, e di essere "chiesa delle beatitudini". Chiede con i sentimenti di Cristo, che parlava con i peccatori e le prostitute, di andare incontro agli ultimi, ai deboli e ai poveri. Di riformare non solo le strutture. E chiede di farlo non da sola, ma in "dialogo" con tutti gli uomini di buona volontà, per quella Chiesa delle «beatitudini» per cui il Cristianesimo è «rivoluzionario» e può rendere «migliore il mondo».
Il papa dedica inoltre una parte significativa del discorso ai credenti che sono anche «cittadini», impegnati a costruire la casa comune, giacché la nazione «non è un museo». Parla del dialogo che non è negoziato. E si appella ai giovani: «superate l'apatia», «vi chiedo di essere costruttori dell'Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell'ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo».
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Papa Bergoglio parla per circa un'ora, dopo aver ascoltato le testimonianze di una battezzata da adulta, di una coppia di divorziati risposati e di un immigrato albanese diventato sacerdote della Chiesa di Firenze. È il quinto convegno della Chiesa italiana - dopo Roma '74, Loreto '85, Palermo '95, Verona 2006 - la sede di Firenze e il tema «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo», sono stati scelti prima dell'elezione di papa Francesco.
Papa Bergoglio - che in chiusura prega perché la Chiesa italiana non ceda ai «surrogati del potere, del denaro e dell'immagine» - cambia decisamente la rotta, dopo la lunga stagione del ruinismo, e alcuni suoi accenti richiamano quella aspirazione ad una Chiesa «forza mite» che Benedetto XVI disegnò a Verona nel 2006, del tutto inascoltato.
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