Usura, l'11% dei commercianti conosce una vittima
E' quanto emerge dall'analisi legalità Confesercenti, che accende i riflettori su un reato sommerso per vergogna e la sudditanza psicologica nei confronti degli aguzzini
REGGIO EMILIA. Il fenomeno esiste. Lo confermano i dati raccolti dal Ministero dell'Interno, che già nel 2013 aveva registrato un'impennata dei reati collegati all'usura: 67 casi con 31 denunce, 43 vittime e 11 arresti, +219% rispetto agli anni precedenti. Stabilirne i contorni e la diffusione è difficile, perchè le denunce, rispetto al numero effettivo dei reati, sono poche.
Di certo, è percepito in aumento dagli stessi commercianti e operatori del terziario. non in molti, però, ammettono di essere a conoscenza diretta di casi di usura. Solo l'11% delle 494 imprese che hanno risposto al questionario proposto dalle sedi provinciali di Confesercenti Emilia-Romagna per tastare il polso dei propri associati su temi "spinosi" come quelli di sicurezza e illegalità, ha ammesso che sì, conosce persone vittime degli usurai.
I più non sanno. Tra quelli che in qualche modo hanno incrociato storie di usura, il 63% spiega di conoscere non più di 10 casi di colleghi finiti nelle grinfie degli strozzini. Il 25,2% ne conta tra i 10 e i venti e solo l'11,8% confessa di conoscere più di venti casi.
Molti di più (il 31%) quelli che dicono di essere venuti a sapere di commercianti indebitati costretti alla fine a chiudere la propria attività. I dati della ricerca sono stati presentati in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione, a Bologna.
Secondo gli esercenti, si ricorre all'usura per lo più a causa della crisi della propria azienda (42,9%), ma anche per pagare le tasse (23,9%). Nelle mani dei "cravattari" si finisce anche per problemi familiari (16,3%) o per la concorrenza della grande distribuzione (7,6%).
«Non so» è la risposta prevalente a molte domande, segno che il fenomeno rimane comunque sotto traccia. Si denuncia poco, innanzitutto, secondo i commercianti, per paura (36,1%), ma anche perchè si ritengono inadeguati gli aiuti dello stato (20,2%).
Tra le motivazioni che spingono le vittime a non chiedere aiuto anche la scarsa fiducia nelle forze dell'ordine e nella magistratura (16,7%), la vergogna (16,2%), la sudditanza psicologica nei confronti degli aguzzini (7%) e l'idea che siano l'ultima ancora di salvezza a cui aggrapparsi per non veder fallire la propria attività (3,8%).
In pochi denunciano, ma la maggior parte degli intervistati da Confesercenti assicura che lo farebbe (l'87%) o comunque, ne parlerebbe con l'associazione (il 90%). Pochissimi conoscono la legge anti-usura: il 2%, contro il 44% che non ne sa niente e il 40% di quelli che ne hanno sentito parlare.
Migliorare le condizioni di accesso al credito per le piccole imprese è per molti la soluzione che consentirebbe di contrastare e prevenire il fenomeno (48,3%), più ancora dell'impiego delle forze dell'ordine (18,7%). Il 18,6% ritiene importante anche un sistema di aiuto alle vittime.
In realtà, chi ha subito questo tipo di reati può ricevere un aiuto economico, grazie ad un fondo ad hoc. In
Emilia-Romagna, secondo i dati del Comitato di solidarietà per le vittime di estorsione e usura, che gestisce il fondo nazionale e delibera le erogazioni in base ai rapporti dei prefetti competenti per territorio nel 2014 in Emilia-Romagna sono stati deliberati contributi per 662 mila euro, relativi a segnalazioni ricevute anche per anni precendenti. Ad ottobre di quest'anno le richieste accolte erano due per 200.000 euro complessivi (a fronte di 24 domande respinte).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
