Furti di ghiaia nel Secchia, frantoio nei guai
Castellarano, per la Forestale rubati mille metri cubi. L’azienda: «Intervento d’urgenza dopo la piena»
CASTELLARANO. Nel gennaio di quattro anni fa vi fu un ingente furto di ghiaia nell’alveo del Secchia da parte del frantoio gestito da Fata Inerti in via Radici Sud?
E’ quello che intende chiarire il processo in corso in tribunale a Reggio – in cui è sotto accusa Egidio Ferrazzano, titolare del frantoio – e nell’udienza di ieri si è già capito che si stanno delineando due versioni contrapposte.
Ieri due agenti della Forestale hanno testimoniato – davanti al giudice Dario De Luca – sulle indagini svolte. E secondo il loro racconto tutto era partito il 10 gennaio 2011 quando la Forestale si era insospettita vedendo delle movimentazioni dentro il Secchia da parte di escavatori e camion.
Quanto visto gli agenti l’hanno velocemente riferito al pm Luca Guerzoni (ai tempi in forza alla procura di Reggio) che ha subito dato precise disposizioni: documentare il più possibile quanto stava avvenendo nel fiume. E la Forestale si è allora appostata per quattro giorni (dall’11 al 14 gennaio) sulla sponda opposta (cioè quella modenese) rispetto alle escavazioni che proseguivano. Appostamenti finiti in filmati e fotografie che ieri sono stati consegnati al giudice De Luca.
«Abbiamo documentato – hanno specificato gli agenti – 47 camion carichi di ghiaia estratta dal Secchia, per circa mille metri cubi di materiale. E dai nostri accertamenti dall’ente competente, cioè il Servizio di Bacino, il frantoio non era autorizzato a fare quei prelievi, ne aveva fatto solo richiesta senza aver ricevuto ancora risposta». Il 14 gennaio 2011 la Forestale bloccò le escavazioni, identificando gli operai che stavano lavorando a quelle operazioni. Un sequestro di mezzi e di ghiaia. «Quanto estratto dal fiume – dicono sempre gli agenti – per un terzo veniva depositato sulla riva destra (cioè quella reggiana), mentre tutto il resto finiva all’interno del frantonio, in parte nel grosso cumulo esistente e in parte nel macchinario utilizzato per passare al setaccio il materiale».
Nella prossima udienza verranno sentiti testimoni e consulenti della difesa, comunque uscendo dall’aula l’avvocato modenese Luca Scaglione anticipa ai cronisti cosa verranno a dire: «Nel dicembre 2010 c’era stata una grossa piena – spiega il difensore – con tanto di operaio salvato dall’irruenza del Secchia con l’utilizzo di un elicottero. Per evitare pericoli maggiori i tecnici del Servizio di Bacino avevano chiesto alla Fata Inerti di ripristinare in fretta la sponda, ma la Forestale questo non lo sapeva».(t.s.)
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