Gazzetta di Reggio

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«Il Po sta meglio ma... I pesci sono tossici non vanno mangiati»

di Andrea Vaccari
«Il Po sta meglio ma... I pesci sono tossici non vanno mangiati»

Vitaliano Daolio: «Situazione migliorata rispetto al passato però il fiume resta preda di bracconaggio e di paradossi»

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BORETTO. «Ben vengano le grandi catture e i nuovi tipi di pesci. Ma sarebbe bene che queste imprese fossero inserite in un contesto organizzato, in un fiume nel quale vengono proposti progetti sensati e utili. Invece il Po resta terra di nessuno, preda del bracconaggio e dei paradossi. Le autorità si rivolgano a noi esperti per studiare insieme le soluzioni».

Esprime da anni questi concetti, con l'auspicio di essere ascoltato, prima o poi, Vitaliano Daolio. Lavora nel Cremonese, ma è originario di Novellara. Gestisce il famoso acquario di Motta Baluffi e da oltre 15 anni è una stimatissima guida di pesca. Un personaggio autorevole per quel che riguarda le vicende del grande fiume, e anche per questo profondo conoscitore della fauna ittica. Nelle ultime settimane molti pescatori hanno catturato esemplari di grandi dimensioni che hanno fatto gridare al record.

«Queste imprese – spiega Daolio – testimoniano che il Po sta meglio. E' passato dalle condizioni disastrose di qualche anno fa a essere un ambiente che può avere ampi margini di crescita. Complice anche la dismissione di molte aziende inquinanti e il buon funzionamento dei depuratori, la situazione è andata migliorando e oggi si assiste al ritorno di arborelle, persici reali e storioni.

I PROBLEMI. Il bracconaggio resta una delle piaghe più evidenti. «Il fenomeno – prosegue Daolio – in tutti questi anni non si è attenuato. I bracconieri, contrariamente a noi autoctoni, sono riusciti a sfruttare al meglio il fiume, seppur con metodi evidentemente illegali. L'abusivismo di alcune agenzie turistiche austriache e tedesche che noleggiano barche per la pesca continua a prosperare, e per questo mi chiedo: perché non si mettono in regola queste situazioni per crearne un legittimo profitto? All'estero situazioni simili non esistono, ma da noi questa è la realtà, da almeno 15 anni. E le divisioni all'interno del mondo dei pescatori di certo non aiutano. Serve più interesse verso il Po, quando ci riuniamo per discutere cose importanti siamo sempre i soliti 20». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12431770:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12431770:1649482265/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

SILURO SI'-SILURO NO. Daolio è uno dei più strenui difensori di uno dei pesci che fanno più discutere: il siluro. «Il siluro fa da capro espiatorio. Nell'immaginario collettivo gli si attribuiscono anche colpe che non ha. Vive in Europa da 250 mila anni, se fosse così dannoso avrebbe distrutto l'ecosistema. In realtà è solo un predatore al vertice della catena alimentare. E, in quanto alloctono, una volta pescato non andrebbe rilasciato. Personalmente sono contrario a questa norma, in quanto è sì alloctono ma presente nelle nostre acque ormai da decenni, e farne diminuire la presenza è impossibile». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12431773:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12431773:1649482265/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

PESCI TOSSICI. «E' scientificamente dimostrato – spiega Vitaliano Daolio – che i pesci del Po sono altamente tossici. Lo dicono i dati del Cnr, che hanno portato alla luce parametri paurosi, che portano addirittura a modificazioni genetiche, trasformando i pesci da maschi a femmine sterili. In particolare i pesci più longevi, essendo in acqua da più anni, contengono molte più sostanze tossiche. Basterebbe affiggere sul fiume dei cartelli che vietino di cibarsi con i pesci, ma nessuno sembra averci mai pensato».

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