Condannati a 2 anni per un’estorsione ma la banda è sparita
REGGIO EMILIA. Dei tre rumeni alla sbarra nemmeno l’ombra – sono irreperibili – mentre le accuse nei loro confronti sono state giudicate concrete dalla Corte (presieduta da Francesco Caruso): i...
REGGIO EMILIA. Dei tre rumeni alla sbarra nemmeno l’ombra – sono irreperibili – mentre le accuse nei loro confronti sono state giudicate concrete dalla Corte (presieduta da Francesco Caruso): i giudici hanno infatti ritenuto che gli imputati avessero effettivamente chiesto un “riscatto” alle vittime dei furti di portafoglio (due operai moldavi) per farli tornare in possesso dei documenti.
Quindi i tre “fantasmi” – Marius Dan Muntianu (33 anni), Nicoleta Ionita (23 anni) e Ciprian Muntianu (31 anni) – sono stati condannati a 2 anni di reclusione (pena sospesa) e 600 euro di multa per estorsione e ricettazione. Il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto una pena più pesante (3 anni di carcere). L’avvocato difensore Fabio Benati – nella sua arringa – ha contestato l’inquadramento giuridico del capo d’imputazione relativo all’estorsione. «Erano stati chiesti 150 euro a testa ai due operai – ha rimarcato il legale – come riconoscimento delle spese di viaggio. I miei assistiti abitavano a Brescia e perciò avevano voluto un normale contributo per le spese da affrontare dovendo venire a Reggio a consegnare i documenti. Non avevano fini fraudolenti e lo dimostra il fatto che non hanno utilizzato il bancomat presente nei portafogli». Ma la Corte è stata di diverso avviso.
Tutto ebbe inizio il 30 maggio 2013: due moldavi avevano denunciato il furto dei loro portafogli, contenenti documenti d'identità, avvenuto a bordo di un furgone. Tre giorni dopo una delle due vittime riceveva una telefonata da un connazionale suo conoscente il quale gli riferiva che aveva ricevuto la visita di altri due rumeni, un uomo e una donna, che dichiaravano di essere in possesso del portafoglio rubato lasciando un recapito telefonico per un eventuale contatto. Contattati dalla vittima, avevano chiesto in cambio 150 euro a testa. Le due vittime, facevano finta di assecondare la richiesta, davano appuntamento alle tre persone, facendole però seguire dagli agenti della squadra mobile, che procedevano all'arresto in flagranza in zona-stazione, proprio mentre una delle due vittime estraeva i soldi del riscatto pattuito dalla tasca dei pantaloni per pagare i tre malfattori. Un-incontro trappola che avvenne a Reggio il 4 giugno di due anni fa.(t.s.)
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