Gazzetta di Reggio

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Due condanne per il crac della discoteca Italghisa

di Elisa Pederzoli
Due condanne per il crac della discoteca Italghisa

Reggio Emilia, i tre a processo per il fallimento della C-Project che gestì il locale fino al 2010. Assolto Salvatore Grande Aracri, nipote del Boss

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REGGIO EMILIA. Due condanne e una assoluzione. E’ finito così il processo per il fallimento della società C-Project Srl, che fino al 2010 ha gestito la discoteca Italghisa, di via dei Gonzaga. A uscire indenne dal procedimento è Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote del boss Nicolino, quest’ultimo attualmente a processo a Bologna per l’inchiesta Aemilia. A essere accusati di bancarotta documentale erano Antonio Muto (classe 1971), Francesco Berlingieri e Salvatore Grande Aracri.

L’amministratore della società era Berligineri. Muto lo era stato sino al 2006. Grande Aracri non risultava dai documenti, ma per l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Giacomo Forte, era amministratore di fatto.

Il pm aveva chiesto la condanna per bancarotta documentale per tutti e tre - due anni per Muto, tre per gli altri - e l’assoluzione per il reato di bancarotta patrimoniale.

La sentenza pronunciata dal giudice Antonella Pini Bentivoglio ha effettivamente assolto tutti per la bancoratta patrimoniale, ma ha condannato Berlingieri a due anni e Muto a due anni e sei mesi, difesi rispettivamente dagli avvocati Enrica Sassi e Antonio Sarzi Amadè. L’assoluzione, invece, è arrivata Grande Aracri, difeso dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri.

Bisognerà attendere la sentenza per capire le ragioni che hanno portato all’assoluzione del brescellese, ma si può ipotizzare che abbia avuto un peso il fatto che il giudice abbia stabilito come alcune intercettazioni che fanno parte del fascicolo di Aemilia non potevano essere acquisite come prova in questo procedimento.

Antonio Muto è l’unico dei tre di essere tra gli imputati dell’inchiesta della Dda di Bologna Aemilia. Sempre Salvatore Grande Aracri era stato assolto «perché il fatto non sussiste» per i fatti del giugno 2009: vennero trovati 50 grammi di cocaina e quattro munizioni calibro 12 per fucili a pallettoni in una cassetta di sicurezza in un monolocale ricavato nella discoteca .

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