Aemilia: Il pm chiede il rinvio a giudizio per 160
Sono gli imputati che non hanno scelto riti alternativi. Nessun proscioglimento per la procura, da lunedì tocca alle difese
BOLOGNA. Richiesta di rinvio a giudizio per circa 160 imputati: tutti quelli che non hanno optato per i riti processuali alternativi. E nessuna richiesta di proscioglimento.
L’udienza preliminare del processo Aemilia è arrivata a un primo punto fermo: quello delle richieste espresse ieri dal pubblico ministero Marco Mescolini e dalla collega Beatrice Ronchi. Dalla prossima settimana a parlare toccherà alle difese. Ritmi serrati: il giudice, Francesca Zavaglia, vuole sentire 20 posizioni al giorno. Per arrivare in tempi il più stretti possibile alla decisione.
E’ stato Mescolini il primo a iniziare a parlare, nell’aula bunker delle Fiere di Bologna. La sua è stata una approfondita analisi del compendio probatorio per sostenere il dibattimento, in particolare per i capi di imputazione di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni e reati finanziari. Dopo di lui, ha parlato la Ronchi. Le richieste di rinvio a giudizio riguardano solo una parte dei 236 imputati complessivi coinvolti nel processo di ’ndrangheta: gli altri, un’ottantina, hanno chiesto riti alternativi.
Gli abbreviati inizieranno l’11 gennaio prossimo. Tra coloro che hanno optato per il rito che prevedere lo sconto di un terzo della pena c'è Nicolino Grande Aracri, considerato il capo della cosca che collega Cutro all’Emilia. Ma anche i reggiani Giovanni Vecchi, Giuseppe Pagliani.
La nuova udienza fiume ha visto poi gli avvocati delle parti civili - sono una trentina - prendere la parola. I legali si sono affiancati alle posizioni dell’accusa, chiedono tutti il rinvio a giudizio degli imputati. E’ intervenuto l’avvocato Alessandro Gamberini, per conto della Regione Emilia-Romagna, poi è toccato ai legali dei numerosi Comuni che si sono costituiti (i reggiani sono Reggio Emilia, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo). In maggioranza si sono associati per stringere i tempi, ma in ogni caso la seduta è terminata poco prima delle 16.30.
«In questa fase di udienza preliminare, noi chiediamo, associandoci alle conclusioni del pubblico ministero, che gli imputati contro i quali ci siamo costituiti parte civile per tutti i delitti associativi siano rinviati a giudizio, perchè ci sono elementi ragionevoli per farlo. Questa è una regione nella quale il rispetto delle regole, e intendo le regole essenziali di convivenza civile oltre che quelle di legalità, è sempre stato per tutti un valore acquisito» sono state le parole dell’avvocato Gamberini, a margine dell’udienza.
«In quel contesto, al rispetto delle regole, si è voluto sostituire la “regola del rispetto” ovvero del rispetto di questi personaggi mafiosi insediati all'interno della comunità cutrese, che per molti versi - conclude Gamberini, rifacendosi al proprio intervento in aula - ha anch'essa subito la prepotenza di questa associazione».
All’udienza era collegato in videoconferenza solo l'imputato Michele Bolognino: difeso dall’avvocatessa Carmen Pisanello, è tra quelli che non hanno chiesto il rito abbreviato. In aula c’erano anche Giuseppe e Vincenzo Iaquinta, il padre imprenditore edile di Reggiolo e il figlio ex calciatore di Juventus e della Nazionale. Da lunedì, il calendario dell’udienza preliminare prevedere alcuni interrogatori e soprattutto il passaggio della parola alle difese, che dovrebbero intervenire fino all'11 dicembre prossimo.
In seguito, il gup si esprimerà sulla richiesta di rinvio a giudizio dei pubblici ministeri. Le udienze sono convocate dunque per lunedì, martedì e giovedì. La successiva settimana poi includerà quattro giornate: lunedì, martedì, giovedì e venerdì. In quella dopo ancora non ci saranno udienze, per lo sciopero degli avvocat
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