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Terrorismo islamico: il legame tra Reggio Emilia e il mullah

di Jacopo Della Porta
Terrorismo islamico: il legame tra Reggio Emilia e il mullah

Il religioso arrestato ieri in Norvegia nel 2001 fondò Ansar el-Islam, che Daki avrebbe aiutato

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REGGIO EMILIA. Il mullah Krekar, arrestato nell’ambito di una operazione internazionale contro il terrorismo islamico, non è un nome del tutto nuovo per la nostra provincia. Non perché il religioso curdo-iracheno, da anni residente in Norvegia, abbia mai messo piede a Reggio. Ma perché di lui si parlò quando nel 2003 venne arrestato nella nostra città il marocchino Mohamed Daki, poi condannato per terrorismo internazionale.

Il mullah oggi viene accusato di essere a capo di un'organizzazione che progettava attentati in Europa e in Italia. Nel 2001 invece aveva fondato il gruppo curdo-iracheno di Ansar al-Islam, lo stesso per il quale si sarebbe poi adoperato Daki e i suoi complici.

C’è un altro particolare che unisce le due operazioni, così lontane nel tempo tra di loro. Ieri i carabinieri del Ros hanno effettuato perquisizione a Parma, mentre nel 2003 nella città ducale finirono in manette due curdi-iracheni nello stesso blitz che portò Daki in cella. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12444947:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12444947:1649684395/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Secondo l’accusa la cellula sgominata 12 anni fa era impegnata nel reclutamento di combattenti da inviare in Iraq.Il legame tra il gruppo di Daki e Ansar el-Islam fu oggetto di trattazione nel processo di primo grado, in particolare nella famosa sentenza del giudice Clementina Forleo, che assolse gli imputati, indicandoli come «guerriglieri» e non terroristi.

Quale fosse la reale affiliazione di Daki non è noto, ma è chiaro che il marocchino entrò in contatto con persone appartenenti alla variegata galassia dell’estremismo islamico, dove le sigle spesso cambiano e dove i gruppi di maggior successo, come ora l'Isis, attirano nuovi adepti pronti ad agire in loro nome.

La vicenda di Daki s’intreccia con quella di uomini di al-Qaeda, perché il nordafricano aveva vissuto ad Amburgo negli stessi anni in cui operava la cellula madre dell'attentato dell'11 settembre. Secondo gli inquirenti in Germania il marocchino avrebbe conosciuto l'egiziano Mohammed Atta, il capo dei dirottatori, e anche Ramzi Bin al-Shib, che non riuscì a prendere parte alla spedizione negli Stati Uniti per un problema di visto.

Daki arrivò poi a Reggio nell'autunno 2002, senza che le autorità italiane ne fossero a conoscenza, e finì sotto i riflettori qualche mese dopo mentre la polizia seguiva un somalo in viaggio da Londra alla Siria, diretto in Iraq. In quel contesto il marocchino venne attivato da un nordafricano che viveva ad Amburgo e che lo qualificò in una telefonata come "specialista", in grado di fornire un documento falso al somalo.

Secondo gli inquirenti la rete si stava preparando in vista dell'invasione americana dell'Iraq. In quel contesto la cellula avrebbe stretto legami con i curdi-iracheni e, si disse senza che fosse mai provato, anche con al-Zarqawi, il giordano a capo di al-Qaeda in Iraq, responsabile dell'attentato di Nassiriya, il cui anniversario è caduto ieri.

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