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Petrolio meno caro, Landi ancora in rosso

Petrolio meno caro, Landi ancora in rosso

Il Cda ha approvato ieri il rendiconto dei primi nove mesi: diversi i valori in sensibile ribasso

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REGGIO EMILIA. L’elevato e repentino ribasso delle quotazioni del petrolio (in flessione di quasi il 50% in un anno) ha severamente penalizzato i risultati della Landi Renzo che ha chiuso i conti al 30 settembre con diversi valori in sensibile ribasso. L’impatto sui prezzi dei carburanti tradizionali ha ridotto infatti parte del vantaggio economico che si poteva ottenere dalla trasformazione delle auto che viaggiano a benzina. Ciò ha comportato minori volumi di vendita dei prodotti della società di Cavriago che è leader mondiale per la produzione di componenti e di sistemi di alimentazione dell’autotrazione a gpl e metano.

Il Consiglio di amministrazione, presieduto da Stefano Landi, ha approvato ieri il rendiconto di gestione dei primi nove mesi guardando con una certa speranza ai nuovi progetti delle case auto che puntano all’utilizzo di carburanti alternativi ed alla metanizzazione che è stata avviata da alcuni Paesi stranieri. Va ricordato che l’azienda opera per l’80% della propria attività all’estero.

«La situazione - ha commentato il presidente Landi - rende necessari nuovi investimenti che ci impongono un incremento dell’efficienza sia operativa che organizzativa. Il nostro obiettivo è quello ritornare, già nel 2016, ad una situazione di equilibrio economico-finanziario».

Ma veniamo ai valori. Il fatturato al 30 settembre è stato pari a 145,6 milioni di euro (173,9 nel 2014); il margine operativo lordo si è fermato ad 1,9 milioni (erano stati 14,1 l’anno scorso) e quello netto è stato negativo per 11,3 milioni contro il - 0,2 milioni dello stesso periodo 2014. La posizione finanziaria netta, negativa per 47,2 milioni al 31 dicembre scorso, è salita a 63,7 il 30 giugno ed ora ha raggiunto i 72,1 milioni.

E’ il settore gas che paga lo scotto più elevato. Lievi le variazioni negli altri settori: antifurti, sound, robotica, oil&gas. Le vendite hanno patito sui mercato esteri (il fatturato è sceso da 143 a 117 milioni) e meno in Italia (si è passati da 30 a 28 milioni); ridimensionato anche il fatturato europeo (da 80 a 62 milioni).

Balzo in avanti invece del 5,7% in America (da 27 a 29 milioni). Per finire con Asia e resto del mondo dove sono risultate in calo Thailandia e Cina mentre è in ascesa il mercato dell’Iran. (l.v.)

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