Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, cent’anni e non sentirli: in palestra con gli “Sgag”

di Luigi Vinceti
Reggio Emilia, cent’anni e non sentirli: in palestra con gli “Sgag”

Sono una ventina, dai 75 in su, e si ritrovano nella parrocchia di San Luigi per “oliare le giunture”: messi iniseme, superano ampiamente i sedici secoli

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Li chiamano gli “Sgag”, che in dialetto significa svelto, arzillo. E in effetti, a dispetto dell’età, mostrano una vitalità e una voglia di vivere che lascia a bocca aperta. Ma “Sgag” è anche l’acronimo di Società Ginnica Anziani Giovani un gruppo che raccoglie reggiani di ogni età che hanno voglia di muoversi e fare esercizi, che smaniano per restare in forma e gravare il meno possibile sulle famiglie.

Sono una ventina di persone che ruotano attorno alla parrocchia di San Luigi, quartiere della Pappagnocca, e spesso accolgono anche gli iscritti al centro sociale diurno “Il Melograno” del vicino Buco del Signore. Alcuni sono penalizzati da handicap e disabilità che li costringono in carrozzina ma non per questo sono meno dinamici dei colleghi.

Tutta gente - tanto per capirci - che oscilla dai 75 ai 100 anni ed oltre; messi insieme superano ampiamente i sedici secoli. Il singolare sodalizio è nato nel 1993 con Mary e Fiorella, due gentili signore che si sono dedicate a questo servizio e guidano le sedute nell’ampio salone sottostante la chiesa condotta da don Gabriele. Il loro esempio di altruismo è citato nel libro dei “Reggiani per esempio” ed ha fatto partecipi anche altri volontari come Remo, Armando, Pucci… I cognomi non servono, li conoscono tutti.

Gli ambienti in cui si ritrovano sono gli stessi frequentati da giovani e ragazzi e sono quindi rallegrati da manifesti e immagini colorite alle pareti. Il mercoledì pomeriggio questa è però casa loro. Si radunano in circolo su rigide sedie per muovere braccia e gambe, roteare il collo, svolgere movimenti armonici con il corpo, in pratica tenere “oliate le giunture”. E alla fine, per recuperare le forze, ecco un goccio di tè con i biscotti.

La “meno giovane”, ma non o meno vivace, è Renata Contini, in possesso di una vitalità sorprendente. «Molto spesso - dice il figlio che collabora al programma - va tenuta a freno». E pensare che lo scorso 30 agosto ha superato il secolo di vita. E’ nata a Mezzani Inferiore, poco oltre Enza a breve distanza da Brescello; poi, ancora giovane, si è trasferita nel Reggiano. Ha abitato in corso Garibaldi e ora vive in via Viani. Adora i due figli Remo e Mirella, i 4 nipoti e la badante ucraina Lidja che la segue da un lustro. E’ rimasta vedova nel 1992 - il marito era un ferroviere - ma non ha rinunciato a vivere. Sorride facilmente e trasmette una contagiosa energia; se sente un po’ di musica si agita per ballare; dice di amare il tango, una passione giovanile.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12438199:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/11/13/fotogalleria/reggio-emilia-ecco-gli-sgag-in-palestra-a-cent-anni-1.12438199]]

C’è un segreto per arrivare in queste condizioni ad un simile traguardo? «La mia fortuna è di non aver mai patito la fame - spiega Renata - e di aver sempre mangiato di tutto. Mio marito commerciava in frutta e verdura e naturalmente sceglieva la migliore per la nostra tavola. Poi faceva il “norcino”, ammazzava il maiale, ed anche in questo caso non ci faceva mancare la carne buona. Io lo aiutavo e seguivo la famiglia. Ero una brava cuoca e mi piaceva cuocere l’arrosto o il cotechino con le lenticchie».

Mostra in proposito un vecchio ricordo che l’ha segnata in gioventù: le manca l’ultima falange all’indice della mano sinistra; se l’è tagliata per affettare un pezzo di salame. Ride mentre lo racconta. Confessi, un segreto c’è! «Sì - risponde - ho sempre fatto il mio dovere». Poi insiste sulla cucina ammettendo di essere stata brava ai fornelli, di alimentarsi molto di minestroni di verdura, di aver mangiato poco pesce...

Siede accanto agli altri e inizia esercizi di stretching, di allungamento, incita le amiche a non fermarsi. Come lei ci sono altre vedove ma non mancano alcune coppie fortunate. Come Celestino che ha 91 anni ed ha accanto la moglie Bruna, o come Renato Spaggiari (95 primavere) che si occupava dei progetti delle Ferrovie e che al proprio fianco trova ancora la signora Edmea Prandini, un tempo affermata artista. Insieme compongono una singolare icona: dimostrano come a Reggio la solidarietà sia un fatto tangibile e che, tutto sommato, ci si può vivere bene anche più di cent’anni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google