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"Il terrorismo va fermato e combattuto"

"Il terrorismo va fermato e combattuto"

L'intervento del vescovo Camisasca dopo i fatti di Parigi: "Il nostro compito, con l'Islam e ogni altro credo, è testimoniare le ragioni della vita"

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REGGIO EMILIA. "Di fronte a eventi come quelli accaduti  a Parigi e a cui purtroppo assistiamo, in un crescendo di sgomento e di esecrazione dal 2001 a oggi (e Dio non voglia, anche in futuro), si intrecciano nella nostra mente riflessioni di diversa natura, ma pur sempre legate fra loro. La prima ci porta alla condanna e alla pietà".

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E' monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, a intervenire dopo gli attentati di Parigi. "Condanna senza tentennamenti del terrorismo che uccide odiando e sacrificando vittime innocenti - sono le sue parole - Il terrorismo vuole seminare una paura sempre crescente, paralizzare, togliere la possibilità di riflettere e di preparare delle risposte ragionevoli e meditate. Pietà per coloro che sono morti, che sono feriti, per le loro famiglie e anche per tutta la nostra società così disorientata e spesso senza speranza".

"Una seconda riflessione si intreccia alla prima: da dove nascono questi terroristi? Quale esperienza li ha portati fino a questo punto? - si chiede - Fino al punto di uccidere e uccidersi sperando così di rendere gloria a Dio, fino al punto di distruggere i segni dell’arte antica come hanno fatto in Siria e Iraq, i segni del cammino dell’uomo verso la luce? Quale aberrante visione di Dio può condurre un uomo a odiare i suoi simili fino a desiderarne la strage?". [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12445574:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/11/14/fotogalleria/parigi-sotto-attacco-le-foto-della-mobilitazione-in-provincia-di-reggio-emilia-1.12445574]]

"Non possiamo fermarci a queste domande - aggiunge - dobbiamo cercare delle risposte. Quando l’uomo arriva a questi punti vuol dire che in lui l’esperienza dell’umano si è tragicamente pervertita. I terroristi rivelano una tragica assenza di speranza per il futuro. Dietro ciò che compiono, si nasconde la disperazione per non aver trovato risposte credibili per la loro vita. E in tutto questo c’è anche una responsabilità dell’Occidente, del suo nichilismo e del suo relativismo".

"Si vuole uccidere e morire perché si è vista la morte e non si spera più possibile la vita. Gli atti tragici di Parigi ci chiamano quindi ad una grande responsabilità. Il terrorismo va fermato e combattuto, cercando di evitare il più possibile altro dolore, stragi e morti - prosegue - La strada della nostra responsabilità è lunga e va nella direzione della testimonianza di un umanesimo possibile. Soltanto se questi giovani, cresciuti nell’odio e nel terrore, riusciranno a incontrare ragioni di vita, il terrorismo potrà essere sradicato. Proprio noi siamo chiamati a testimoniare che questo è possibile, con i giovani dell’Islam e di ogni altro credo e religione, compresa la nostra, che vivono nelle città e nei paesi in cui noi abitiamo". [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12445334:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/11/14/fotogalleria/reggio-emilia-veste-la-bandiera-francese-dal-valli-ai-ponti-di-calatrava-1.12445334]]

"Il terribile male a cui assistiamo nella nostra epoca è chiamato a convertirsi in una strada positiva - conclude - I capi dei nostri Stati e governi hanno la grande responsabilità di compiere ciò che finora non è stato compiuto, anche per la divisione delle Nazioni che hanno guardato al proprio interesse particolare invece che al bene di tutti: fermare i terroristi. Forse altri momenti drammatici non potranno essere evitati. A noi, tutti noi, spetta il compito difficile ma insieme affascinante dell’educazione affinché la morte non sia l’ultima parola".

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