Spacciava da casa, ora è ai domiciliari
L’uomo, 31 anni, utilizzava la cassetta della posta per consegnare la droga. In casa aveva un “sasso” di coca da 90 grammi
REGGIO EMILIA. Dal suo appartamento in via Turri, che divide con la sorella, organizzava gli scambi soldi-droga con i piccoli spacciatori. Giovedì sera, il blitz: gli agenti della sezione antidroga della polizia municipale, che lo osservavano da qualche giorno, intervengono dopo aver documentato l'ennesimo via-vai tra i civici 35 e 39 di via Turri.
Al numero 39, Sadik Noureddine, originario del Marocco, vive con la sorella. Al numero 35 invece, Noureddine ha le chiavi del portone e di una cassetta della posta. E' lì che - dopo essersi accordato con i compratori sul prezzo - incassa il denaro e poi deposita le dosi. Nascondeva le chiavi lungo il muretto divisorio che collega il complesso residenziale. I compratori, dopo aver pagato, ritiravano la chiave e si rifornivano.
Giovedì sera, dopo l'ok ricevuto dal pubblico ministero Valentina Salvi, gli agenti della municipale entrano in azione: Sadik Noureddine 31 anni viene portato in casa sua per una perquisizione. Lì, oltre al materiale per il confezionamento delle dosi - si parla di un bilancino di precisione - la Municipale trova dodici dosi già pronte alla vendita e soprattutto un “sasso” di cocaina, ancora da tagliare. Un ritrovamento che deve anche grazie al fiuto di Duca, cane antidroga dell'unità cinofila della “Matildica - Val Tassobbio”.
Il marocchino ha poi anche il denaro contante, che secondo la municipale è frutto dello spaccio: 690 euro.
Ma il pezzo forte è il sasso, del peso di 90 grammi, che - opportunamente tagliato - poteva fruttare al grossista quasi 300mila euro. Oggi infatti - dicono gli investigatori - la cocaina, sulla piazza di Reggio ha subito una nuova impennata e viene venduta a 70/80 euro il grammo. In tutto, sono stati sequestrati 100,297 grammi. Per lui scatta l’arresto e il trasferimento nel cercare di Reggio.
Ieri mattina l’uomo, difeso dall'avvocato Alessandro Conti, è comparso davanti al giudice Andrea Rat per l'udienza di convalida del fermo. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il pubblico ministero ha chiesto per lui il carcere, mentre il difensore ha sostenuto l’opportunità di una misura più lieve.
E il giudice, anche alla luce di alcuni problemi tecnici che non rendevano possibile l’applicabilità della detenzione in carcere, ha disposto che l’uomo potesse rimanere ristretto ai domiciliari, ancora a casa della sorella. Anche i soldi gli sono stati restituiti, poichè nel verbale non era stato menzionato il fatto che si riteneva che quella somma era provento dell’attività di spaccio.
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