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Così Alberto Agazzani ha scelto di calare il suo sipario

di Chiara Cabassa
Così Alberto Agazzani ha scelto di calare il suo sipario

La paura di «non essere come prima» dopo l’incidente continuava a roderlo e a tormentarlo. Il ritratto di un uomo

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REGGIO EMILIA. Il palcoscenico non gli serviva. Nonostante del teatro fosse perdutamente innamorato. La platea gremita non era un problema, il suo pubblico lo ha sempre avuto. Il sipario? In ogni caso lo avrebbe tenuto costantemente aperto. E il dietro le quinte... meglio lasciarlo ad altri. Alberto Agazzani ha vissuto così. Fino alla fine. E non poteva essere altrimenti.

Costantemente in prima linea. Quando c’era (ma anche no) da esprimere un giudizio. Quando bisognava (anche se magari nessuno glielo aveva chiesto) prendere posizione. E la sua scelta non era mai “negoziabile”. Prendere o lasciare. Amarlo o odiarlo. Tutto o niente. Bianco o nero. Nessuna sfumatura. E costantemente senza rete. Quella rete che gli avrebbe rovinato la festa. O forse lo avrebbe salvato. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12456130:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/11/16/fotogalleria/alberto-agazzani-una-vita-per-immagini-nel-segno-dell-irriverenza-1.12456130]]

Ora che Alberto non c’è più. Ora che Alberto ha deciso di andarsene. Ora che l’ultimo atto si è consumato. In scena, ma senza pubblico. Platealmente, ma questa volta in silenzio... Già ci mancano le sue invettive, i suoi giudizi taglienti, le sue considerazioni senza se e senza ma, quel suo essere sempre e comunque eccessivo. Come un fiume costantemente in piena che niente e nessuno è stato mai in grado di arginare.

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Quando lui stesso si accorgeva di avere scritto o postato commenti e considerazioni eccessivamente ... hard... consultava il suo avvocato di fiducia (nonché carissimo amico) e gli chiedeva: «Secondo te è da querela?». «Tutto quello che scrivi - gli rispondeva rassegnato l’amico - sarebbe da querela». Ma lui niente. Avanti dritto per la sua strada. Alla faccia delle querele.

Poi, a giugno, l’incidente in moto. Il lungo ricovero a Parma. Settimane passate in coma. Tra la vita e la morte. Quella morte contro cui Alberto ha lottato - e chi ha seguito il suo calvario lo può testimoniare - con tutte le forze. Dopo le dimissioni da Parma la riabilitazione a Correggio e nuovi importanti passi per riappropriarsi della propria vita. E così era stato. Così sembrava essere stato.

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Il ritorno a casa. Le coccole ritrovate dei suoi amati gatti, Camillo e Mafalda. L’affetto delle decine di amici e amiche che hanno fatto a turno per non farlo sentire solo. Elegante come sempre, l’immancabile pochette nel taschino della giacca, i colori declinati alla perfezione, l’amato Panama, i quotidiani sotto il braccio: così lo abbiamo rivisto risplendere in piazza Prampolini, seduto al bar, passeggiare in via Emilia. Tutto ok. O forse no.

Qualcosa si era rotto inesorabilmente. Il ritorno alla realtà non era stato senza ostacoli. E forse alla sua realtà non era mai davvero tornato. Non come avrebbe voluto. La paura di «non essere come prima» continuava a roderlo e a tormentarlo. Eppure Alberto continuava a recitare la sua parte. Perfettamente. Credendoci, non fino in fondo, ma credendoci. Non si sarebbe mai arreso. Non avrebbe mai mollato gli ormeggi. Se non nella forma più estrema. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12457247:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12457247:1649483680/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il 24 ottobre scorso, su Facebook, l’annuncio del fidanzamento ufficiale con il suo compagno. Con tanto di fotografia. Non passa inosservato il ritorno ai post più pesanti, diretti a personaggi ben conosciuti in città, come a dire: «Eccomi, sono tornato». Ed è di un mese fa il post in cui ammette: «Non avrei mai pensato che avere dei vuoti di memoria prevedesse anche non ricordare cose giuste da dimenticare nella salute... E scoprire tante novità conosciute, amate e ritrovate. Vita nuova e vita bella».

Come dire. Ok, tutto è come prima. Anzi meglio. Ma c’è qualcosa che Alberto non ha mai postato su Facebook. Perché in fondo, il non detto, è l’anello mancante. Sempre. Il non detto non si può urlare non si può postare non si può condividere. Il non detto si può solo agire.

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