«Col rogo non c’entro, rubavo»
Alfredo Amato si difende: «Non ho dato fuoco all’auto di Colacino perché tentavo il furto al Sigma»
BOLOGNA. Ultimo spazio agli interrogatori, nel processo Aemilia ieri a Bologna. A parlare - su espressa richiesta degli stessi imputati - sono stati i fratelli Alfredo e Francesco Amato, difesi dall’avvocato Franco Beretti. L’attenzione è finita inevitabilmente anche su uno dei roghi di Reggio Emilia. E’ quello del 14 novembre 2011, quando nel piazzale di via Cecati a bruciare fu una Bmw Serie 7 di Michele Colacino: secondo gli inquirenti il mandante era Nicolino Grande Aracri e gli esecutori Alfredo Amato e Gabriele Valerioti, l’obiettivo era danneggiare Romolo Villirillo, a cui Colacino era collegato per rapporti di lavoro (come i movimenti rifiuti per conto di Iren tramite subappalti). Sarebbe stata una sorta di regolamento di conti interno, perchè per Grande Aracri Villirillo si sarebbe appropriato di alcune somme di denaro.
Ha respinto le accuse Alfredo Amato. Ha negato di aver appiccato il fuoco all’auto di Colacino, sfonderando anche un alibi: quello di un tentato furto al supermercato Sigma della Canalina. E che dunque le intercettazioni che sono finite agli atti, in realtà, si sarebbe riferite a quell’azione e non all’incendio doloso.
Ha negato anche le accuse di estorsione, che lo vedono accusato. E ha negato anche di fare parte dell’organizzazione, portando a favore di questo il fatto di non essere mai stato condannato per associazione e di essere sul punto uscito indenne anche dal processo “Edilpiovra”, la prima inchiesta reggiana contro i clan calabresi.
Si è difeso anche il fratello Francesco, che oltre alla contestazione dell’associazione è accusato anche per episodi di estorsione. Rispetto a questi, ha ammesso sì di aver compiuto certe azioni ma che per lui quegli episodi non erano estorsioni vere e proprie.
Entrambi i fratelli Amato hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario, qualora scatti per loro il rinvio a giudizio da parte del gup Francesca Zavaglia.
Dopo gli interrogatori degli Amato, l’udienza è proseguita con la discussioni di altre posizioni. Alcuni imputati hanno presentato memorie, come Lauro Alleluia, considerato uomo di fiducia di Michele Bolognino e in rapporti con Augusto Bianchini, l’imprenditore edile di San Felice sul Panaro (Modena) anche lui imputato nel processo Aemilia.
L’udienza preliminare procede anche nella giornata odierna con la parola che passa alle difese: il calendario è serrato e prevede che ogni posizione venga definita entro l’11 dicembre prossimo. In quella del 24, il perito dirà quando e dove è stata scattata la foto che la consulente Roberta Tattini dice di aver fatto con Vincenzo Iaquinta.
Poi, toccherà al gup esprimersi.
Dall’11 gennaio si parte con i riti abbreviati e la definizione dei patteggiamenti, già concordati.
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