Esuberi, lavoratori favorevoli al piano
I dipendenti hanno votato sì: via libera alla mobilità volontaria di 89 addetti. La Fiom: «È la nostra risposta alla Fim-Cisl»
CAVRIAGO. La Landi Renzo ha chiesto un grosso sacrificio ai suoi dipendenti: 89 di questi dovranno abbandonare il posto di lavoro su base volontaria. Un licenziamento non facile da digerire di questi tempi, dal quale dipende però il futuro piano di ristrutturazione dell’azienda, atteso anche dai sindacati. Ieri, quindi, i lavoratori riuniti in assemblea, hanno votato quasi all’unanimità - un contrario e un astenuto - il piano di esuberi, che prevede uno scivolo fino al 2018 e l’aiuto da parte dell’azienda sui contributi mancanti. Inoltre verrà affidato a una società esterna il servizio di outplacement, vale a dire il percorso di ricollocamento guidato da professionisti in favore di chi deciderà di lasciare la Landi Renzo.
Come detto più volte, ormai, a margine dei bilanci, l’azienda del presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi, ha subito l’effetto dirompente della crisi economica, acuita quest’anno dal crollo delle quotazioni del petrolio, che ha messo un freno alle fonti alternative quali metano e gpl, passate in secondo piano nelle scelte di chi acquista un’auto. Il mercato dell’azienda si è quindi ristretto così come sono stati ridimensionati i rapporti commerciali con le grandi case automobilistiche. Una forte battuta d’arresto che mette in risalto alcuni problemi sorti dopo un piano di acquisizioni avvenuto negli ultimi anni, che ha portato sì ad un aumento della dimensione aziendale e produttiva, così come però a quello dei costi del personale. Nel 2008 la Landi Renzo contava 600 dipendenti e 11 sedi. Queste ultime, nel 2014, risultavano praticamente raddoppiate e ulteriori 300 dipendenti. Lo scatto dimensionale era stato programmato per poter competere su scala mondiale pur tenendo i piedi a Cavriago e Reggio Emilia. Proprio qui, però, verranno effettuati i tagli: 70 nella casa madre e 19 alla AEB, azienda rilevata dal socio Ivan Paterlini.
Sullo sfondo resta una polemica rovente tra la Fiom - che ha negoziato gli esuberi e incassato il via libera dei lavoratori - e i colleghi della Fim. I metalmeccanici della Cisl hanno tacciato quelli della Cgil di aver sfruttato un cavillo contenuto nel Jobs act, la riforma del lavoro tanto osteggiata dalla Camera del Lavoro. «La Fim si sta comportando in maniera intellettualmente disonesta, sta strumentalizzando la questione» risponde Marco Righi della Fiom. «Sono sempre rimasti alla finestra in questa trattativa, che abbiamo portato avanti in maniera seria e democratica, come testimoniato dal via libera che abbiamo avuto dai lavoratori». La Fiom intende fare ulteriore chiarezza sulla vicenda: i vertici hanno indetto per oggi una conferenza stampa.
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