Neonata morta dopo 14 giorni: sette persone indagate
Nel mirino della pm ginecologi e ostetriche dell’ospedale di Guastalla. L’esito dell’autopsia: carenza di ossigeno al cervello della bambina
GUASTALLA. E’ arrivato ad un punto di svolta investigativo il tragico caso della piccola Bianca che l’8 marzo del 2013 morì dopo un’esistenza di soli 14 giorni.
Una vicenda che colpì profondamente la comunità guastallese e che, sul piano dell’inchiesta, si è scontrata – dopo diversi mesi – con un’inaspettata rinuncia al mandato da parte del professionista incaricato dal sostituto procuratore Valentina Salvi (titolare delle indagini) affinché venisse svolta una perizia sul decesso.
Da qui la necessità della nomina di un nuovo perito, comunque il pm Salvi ha iscritto nel registro degli indagati sette persone (fra medici ed ostetriche) del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Guastalla. L’accusa, per tutti, è di omicidio colposo.
Già agli atti l’esito dell’autopsia effettuata nell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio dove la piccola era stata trasferita – dall’ospedale di Guastalla – in gravissime condizioni il 23 febbraio 2013. L’esame autoptico ha legato la causa della morte della neonata ad una encefalopatia anossico-ischemica di grado severo (in soldoni, il cervello della neonata è stato privo dell’ossigeno necessario).
I genitori quarantenni di Bianca – tutelati dalle avvocatesse Silvia Bernini ed Antonella Corrente – si sono già mossi da tempo, a partire dalla querela nei confronti dei sanitari dell’ospedale di Guastalla che avevano seguito la partoriente fra il 21 e il 23 febbraio di due anni fa (cioè nei giorni drammatici del ricovero conclusosi con il parto). Una querela tesa a chiedere l’accertamento dell’eventuale responsabilità dei sanitari ospedalieri.
Parallelamente i genitori hanno chiesto lumi a due consulenti (il ginecologo milanese Dario Coviello e il medico legale modenese Riccardo Sorbello) che sono già arrivati già ad una conclusione: «La causa dello stato di grave ipossia cerebrale che ha condotto al decesso della piccola è da imputare al colposo ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo a distanza di ben quattro ore dalla comparsa di gravi alterazioni della frequenza cardiaca della bambina, con ciò favorendo l’incontrastata prosecuzione della sofferenza fetale già in essere, ulteriormente aggravata dall’esecuzione di una manovra di Kristeller (tale manovra è vietata in molti Stati europei per la sua pericolosità) e non da complicanze subentrate alla madre».
Bianca era nata – oltre due anni e mezzo fa – dopo un travaglio di circa 40 ore: era apparsa subito in condizioni delicatissime e solo a seguito di manovre rianimatorie aveva ripreso l’attività cardiaca. A quel punto la piccola veniva trasferita nel reparto di terapia intensiva neonatale del Santa Maria Nuova. L’8 marzo, cioè 14 giorni dopo, il decesso.
Previsto nei prossimi giorni il deposito della perizia da parte del nuovo esperto nominato dalla procura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
