Gazzetta di Reggio

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Armi tolte per minacce: tutto falso

Cadè: le accuse della nuora al 57enne, poi assolto, smentite in aula dai testimoni

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REGGIO EMILIA. Si era ritrovato, all’improvviso, i poliziotti in casa che gli sequestravano due fucili, due pistole, una carabina ad aria compressa e 47 cartucce (il tutto detenuto comunque legalmente) perché la nuora l’aveva in precedenza denunciato per ingiurie e minacce gravi («Prima o poi prendo il fucile e sparo a te e tuo marito» la frase inquietante riferita agli inquirenti dalla donna), rimarcando il fatto che lo suocero (un pensionato ora 57enne, con seri problemi di salute) era in possesso di armi e la situazione stava diventando pericolosa. Una vicenda del 28 febbraio 2012 riemersa ieri – in tribunale – davanti al giudice Andrea Rat, con esiti però sorprendenti rispetto a quanto riportato nel capo d’imputazione. Partendo dal fatto che la storia si lega ad anni di litigi, con l’imputato che non ha più rapporti da tempo nè con il figlio nè con la nuora.

Quel giorno, nella palazzina di Cadè, sarebbero volate offese e minacce pesanti nei confronti della nuora, andata a casa degli suoceri per lasciargli il nipotino in custodia. Ma questa ricostruzione fatta dalla donna in querela è stata ieri smentita dai testimoni sentiti in aula. La vicina di casa dei nonni ha avuto parole decise: «La nuora urlava parole indegne – ha spiegato senza tentennamenti – e a quel punto ho aperto la porta dell’appartamento e mi sono permessa di dire a quella donna che si doveva vergognare, visto quello che i nonni facevano per lei, tenendole il figlio. L’ho vista trascinare l’altra figlia che faceva resistenza perché voleva rimanere dai nonni». Che lo suocero abbia solo incassato pesanti insulti dalla nuora l’hanno confermato anche altri, a partire dalla moglie: «Lei era arrabbiata perché la sera precedente mio marito non l’aveva salutata, in realtà lui non l’aveva proprio vista. E il giorno dopo giù offese, ma mio marito non ha reagito, lo voleva istigare ma non c’è caduto. Con nostro figlio non abbiamo dialogo, crede solo alle parole della moglie». Lo stesso imputato ha aggiunto: «Non ho mai minacciato nessuno, lei invece... E non era certo la prima volta».

A quel punto il pm Roberto Belforti ha chiesto l’assoluzione del pensionato come del resto l’avvocato difensore Francesca Corsi: «Il mio assistito è la vera vittima di questa situazione. Non ha voluto controquerelare la nuora per garantire la serenità della famiglia».

Il giudice Rat, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto il 57enne «perché il fatto non sussiste». Il figlio e la nuora non erano presenti in aula.

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