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"Conosci te stesso": al Tecnopolo prove pratiche d'innovazione

"Conosci te stesso": al Tecnopolo prove pratiche d'innovazione

Brainstorming, esperienze sensoriali, suggestioni video, challenge con spaghetti e marshmallow: il racconto interattivo di un'originale avventura di 12 imprenditori e professionisti

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REGGIO EMILIA. Brainstorming, esperienze sensoriali, suggestioni video, challenge con spaghetti e marshmallow: gli ospiti dell'evento Conoscitestesso3 non hanno avuto di che annoiarsi al Tecnopolo di Reggio Emilia. Come del resto pare proprio non si siano annoiati i dodici imprenditori e professionisti che hanno partecipato per dieci mesi all'esperimento di innovazione promosso da Kaiti expansion con l'obiettivo di generare una nuova idea di business.

L'evento ha finalmente svelato le loro identità, la loro storia e il loro percorso attraverso un cartoon. Stiamo parlando di Alfredo Carpi (imprenditore, 48 anni, Reggio Emilia), Marco Denti (architetto, 51 anni, Reggio Emilia), Federico Farioli (imprenditore, 29 anni, Reggio Emilia), Coriano Ferrari (56 anni, funzionario di banca, Reggio Emilia), Antonio Lombardi (43, agente di commercio, Reggio Emilia), Erio Mazzoli (70 anni, consulente assicurativo, Reggio Emilia), Giovanni Pecorari (38 anni, imprenditore, Modena), Simona Piccinini (44 anni, responsabile marketing, Modena), Giovanni Sidoli (49 anni, imprenditore, Reggio Emilia), Luana Velardo (33 anni, imprenditrice, Modena), Amal Zeidan (38 anni, imprenditrice, Reggio Emilia).

Sono loro a essersi messi in gioco e ad aver lavorato insieme per dieci mesi, supportati da coach e docenti di varie discipline, arrivando infine a realizzare il prototipo di un prodotto.

Di cosa si tratta? E' stato il giovane Federico Farioli a farsi portavoce del gruppo alla fine della proiezione: «Siamo in fase di valutazione della possibilità di mettere in piedi una startup attorno a questo progetto. Non posso scendere nei dettagli ma posso dire che si tratta di un'idea che ha a che fare con l'ecologia e con le dinamiche della gamification. Tra le tante idee emerse durante i mesi di brainstorming abbiamo scelto questa perché l'idea di un prodotto che fosse in grado di coniugare divertimento e senso civico, oltre a convincerci dal punto di vista del business, ci piaceva molto».

Ma prima di incontrare i protagonisti della prima edizione di questo esperimento, gli ospiti del Tecnopolo hanno subito un trattamento d'urto: subito dopo la registrazione, sono stati divisi in 10 gruppi e messi attorno ad altrettanti tavoli dove, guidati da diversi tutor, hanno affrontato task analoghi a quelli che hanno incontrato i 12 pioneri. Spiega Davide Caiti, presidente di Kaiti expansion. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12479364:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12479364:1649487707/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Abbiamo proposto una versione in pillole di un lungo percorso che ha toccato diverse tappe, grazie al contributo di diversi professionisti che abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere in questi mesi: il coach Luca Ferri e la psicoterapeuta Laura Torricelli; il professor Matteo Vignoli (DISMI, Unimore); il professor Giuseppe Pagnoni (neuroscienziato, Unimore); il professore e scultore Graziano Pompili; l'architetto Francesco Bombardi e i suoi colleghi, l'ingegner Luca Crotti e l'architetto Marcello Ligabue, specializzati in in prototipazione rapida».

Gli ospiti dell'evento hanno quindi dovuto imparare a mettersi in gioco, condividendo con sconosciuti la propria quotidianità professionale e i propri obiettivi a partire da una parola chiave estratta a sorte da un mazzo di tarocchi dell'innovazione; hanno preso confidenza con il pilota automatico che guida molte delle nostre azioni, con un'esperienza di mindful eating di un chicco di uvetta sul quale si sono concentrati per una decina di minuti; ma hanno anche dovuto affrontare in maniera aperta e non giudicante la creatività di un brainstorming, e lasiarsi contaminare da un video blob di spunti e suggestioni.

Dopo questo laboratorio a sorpresa, la proiezione del cartoon e la presentazione dei protagonisti l'evento è stato arricchito da confronto su strumenti e strategie possibili per l’innovazione nella piccola e media impresa, cui hanno partecipato l'assessore comunale all'innovazione tecnologica Valeria Montanari, il direttore generale Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna Morena Diazzi, il direttore Aster Emilia-Romagna Paolo Bonaretti, il direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia Romagna Guido Caselli, il direttore di Reggio Emilia Innovazione Arturo Tornaboni e il presidente di Kaiti expansion Davide Caiti. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12479363:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12479363:1649487707/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Le parole d'ordine intorno a cui si è concentrata l'attenzione dei partecipanti sono state condivisione delle competenze, confronto delle conoscenze e contaminazione tra le idee, come contromosse per individuare e aggirare il “pilota automatico” che spesso la mente attiva impedendo di trovare idee e soluzioni nuove e creative. Un percorso a livello personale, calibrato sulla dimensione imprenditoriale, che può però essere la direttrice vincente per trovare la via della ripresa economica, come a più riprese hanno confermato i partecipanti al dibattito.

«Guardando quello che si muove a livello mondiale e nella nostra regione è sempre più evidente che c'è un cambio di modello e di paradigma in corso – ha spiegato il direttore del centro studi Unioncamere Emilia Romagna Guido Caselli – che è quello dal possesso all'accesso. Non è più importante avere la proprietà dei mezzi di sviluppo, ma il fattore di competitività è poterli condividere e soprattutto potervi accedere. Perciò tutte le esperienze come questa che nascono dalla contaminazione, dall'applicazione di competenze e idee differenti sicuramente vanno nella direzione giusta». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12479365:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12479365:1649487707/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Una soluzione, quella della condivisione delle risorse, che fa parte del dna del nostro territorio, come conferma anche l'assessore Valeria Montanari: «Questa è una città che verso il futuro continua ad avere un atteggiamento molto positivo. Un indizio inequivocabile è che si parla molto al plurale: si sente molto usare il “noi” e poco “io”, anche nel mondo dell'imprenditoria. Questa è la forma mentis giusta che può portare un paese di 60 milioni di abitanti a competere in un mondo con 7 miliardi di individui. Reggio è una città che sotto certi effetti fa un po' fatica a cambiare, però ha un substrato creativo molto attivo. Bisogna portare le forze creative a unirsi e condividersi, evitando che rimangano isolate. C'è bisogno di costruire un ruolo di governance che è un impegno che penso l'amministrazione pubblica possa prendersi».

Anche Arturo Tornaboni, direttore di REI, ha posto l'accento sull'importanza del contesto e dell'orizzonte: «Questo esperimento ha messo in gioco forze fondamentali per l'innovazione: condivisione e contaminazione. Ma queste forze di per sé non sono sufficienti, devono aver modo di agire in un ambiente, in un ecosistema complessivo, in grado di sostenerle e non lasciarle spegnere. In questa direzione bisognerebbe anche implementare la rete dei Tecnopoli perché non resti isolata in una dimensione local».

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