Reggio si ritrova per salutare Alberto
In centinaia ieri mattina ai funerali di Agazzani: amiche, amici, politici e artisti ma soprattutto tanti concittadini
REGGIO EMILIA. Alberto, ieri mattina sul sagrato del duomo, aspettava con elegante non chalance il suo pubblico. Accanto al registro che si è presto riempito di firme, vicino ai ricordini che in pochi minuti sono andati esauriti, campeggiava quella fotografia che lo descrive meglio di ogni altra. Panama, occhiali da sole, camicia e giacca impeccabili con pochette e foulard che paiono usciti da una galleria d’arte. L’immancabile sigaro tra le dita. Appoggiato ad una colonna, ad osservare e a farsi osservare. E ieri mattina Alberto ha visto passare davanti a sè una città intera. Per un addio ancora più doloroso perché inevitabilmente imperscrutabile.
I funerali di Agazzani, celebrati ieri mattina da don Daniele Casini in un duomo gremito e ancora incredulo, ha richiamato innanzitutto “la città” perché Alberto non abitava semplicemente a Reggio ma Reggio era la sua casa. A partire da piazza Prampolini e dai tavolini dei bar che lo hanno visto centinaia di volte fermarsi per un caffè e interminabili chiacchiere che quasi sempre volgevano in pungenti diatribe. E poi la via Emilia che solcava a piedi o in sella alla sua amata bicicletta incontrando amici o conoscenti non importava. La parola “giusta” non gli mancava mai.
Ieri, nei primi banchi del duomo, erano seduti gli amici e le amiche. A partire da chi lo ha frequentato e affettuosamente seguito negli ultimi mesi, quelli seguiti all’incidente dal quale era uscito in condizioni disperate per poi piano piano riprendersi. Davanti a loro la bara, sopra un panama e un cuore di roselline bianche, a terra l’amatissimo ritratto di Alberto con il suo gatto Camillo. E’ restata in disparte la sorella così come ha evitato le prime file il compagno di Alberto, Andrea, gli occhi umidi e un fazzoletto di carta tra le mani che alla fine della funzione si era trasformato in un sofferente brandello. Tra la folla lo scultore Giovanni Menada, il pittore Riccardo Varini e una manciata di galleristi. Tanti i fotografi, da Fabrizio Orsi a Lauro Spaggiari a Erminio Foroni. Tantissimi i politici molti dei quali (o quasi tutti) non usciti indenni dalle sentenze taglienti di Alberto. Non sono voluti mancare, istituzionalmente parlando, il sindaco Luca Vecchi, la presidente delle Fcr Annalisa Rabitti, l’assessore Natalia Maramotti, Cesare Bellentani della lista Magenta e la Alessandra Guatteri del Movimento 5 Stelle. E ancora Claudio Ferrari, ex sindaco di Correggio ed ex ad della Fer ma soprattutto grande amico di Alberto, senza dimenticare Donatella Prampolini, presidente di Confcommercio. E si è rivisto l’ex assessore Mimmo Spadoni. Così come l’ex leghista Marco Lusetti.
Essenziale ma anche affettuosa l’omelia di don Daniele Casini che ha ricordato come fin da piccolo Alberto avesse cominciato a frequentare il duomo insieme al nonno e ai cugini. Come fin d’allora fosse affascinato dall’architettura della cattedrale «e in particolar modo dalla cripta» per non parlare «della musica eseguita all’organo da Renato Negri»che ieri non poteva non esserci, lassù nella canterìa, ad accompagnare l’ultimo viaggio dell’amico d’infanzia. Don Casini, parlando di Alberto, ha sottolineato come «spesso le logiche di mercato rovinano il nostro rapporto con Dio e con gli altri» e di come «alcuni tratti di Alberto portati all’eccesso avevano causato fratture ricomponibili che facevano soffrire lui come noi». «Oggi - ha proseguito - vediamo l’impotenza di non essere riusciti a trattenere fra di noi chi alla cultura e all’arte ha tato tanto e con generosità». Ha poi parlato della «solitudine e inquietudine che si nascondevano nel suo cuore» sottolineando che «Alberto è entrato da una delle tre porte del duomo: la porta è aperta, il cuore del Signore di più».
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