Consorzio e Regione sul piede di guerra
REGGIO EMILIA. «Il Lambrusco – precisa Ermi Bagni, direttore del Consorzio dei vini dell’Emilia – è sicuramente il vino più importante fra i 52 interessati a livello nazionale interessato da queste...
REGGIO EMILIA. «Il Lambrusco – precisa Ermi Bagni, direttore del Consorzio dei vini dell’Emilia – è sicuramente il vino più importante fra i 52 interessati a livello nazionale interessato da queste scelte che sembrano portate avanti in modo particolare dalla Spagna. La stessa Spagna che in una recente sentenza dell’alta Corte di Madrid, per ben due volte, ha dato ragione al nostro Consorzio, contro una azienda spagnola che voleva depositare un marchio “Lambrusco Canottieri”, motivando la decisione “nell’esclusività territoriale riconducibile al territorio emiliano”». In effetti, il Lambrusco nella sue diverse varietà non può essere paragonato ad un vitigno internazionale, come potrebbe essere il Cabernet, visto che quest’ultimo dove lo pianti produce sempre la stessa uva.
Il Lambrusco produce certe caratteristiche solo nei suoi territori di origine. E non a caso da 45 anni i nostri produttori hanno costantemente investito e fatto crescere questa denominazione, che oggi rappresenta il 50% delle Dop dell’Emilia-Romagna e un quantitativo di 1,7 milioni di quintali d’ uva.
Da domani, se le cose dovessero cambiare, si corre il rischio che ci vengano proposti da Paesi stranieri vini chiamati Lambrusco, dichiarati con uve Lambrusco, ma che di Lambrusco non hanno nulla. Allo stesso modo, vani potranno presumibilmente essere anche i controlli internazionali. «Oggi l’Unione Europea sta mettendo in discussione le Denominazioni di origine sulle quali ha sempre puntato – prosegue Bagni – aprendo le frontiere alla viticoltura del nuovo mondo che sicuramente ci creerà forti problemi dal punto di vista della competitività».
Il marchio Lambrusco è stato depositato, a nome dei consorzi, in Paesi alcuni paesi extra Ue come Giappone, Argentina e Brasile. E un no deciso alla liberalizzazione arriva anche dall’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, che ricorda come il ministero delle Politiche agricole già nell’estate ha motivato la sua contrarietà alla proposta Ue: «Come Regione sosterremo con forza questa posizione. È vero che il Lambrusco non è di per sé una denominazione geografica, ma da sempre è identificato con varietà che hanno un preciso riferimento territoriale. Non è un particolare di poco conto, ma la riprova che stiamo parlando di una famiglia di vitigni tipici dell’Emilia, da sempre coltivati solo in queste zone e come tali sono identificati in tutto il mondo».
«Ci mobiliteremo dal basso, presentando odg in Comune e in Provincia e dando il nostro sostegno politico ai produttori del territorio e alle loro famiglie». È la presa di posizione del sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, in risposta alla proposta, avanzata dalla Commissione Ue di liberalizzare il Lambrusco, facendo sì che anche altri Paesi europei possano produrlo.
«La battaglia portata avanti dall'eurodeputato De Castro alla commissione Agricoltura dell'Unione Europea è giusta e anche nostra. Ci auguriamo che questa proposta, con cui si vuole causare un grave danno economico e che non tiene conto delle culture e delle realtà dei territori, non venga accolta: ricordo che il Lambrusco è un prodotto da secoli legato indissolubilmente al nostro territorio e il vino italiano più esportato nel mondo, con 400 milioni di bottiglie all'anno e un ricavo di 500 milioni di euro» (c.c.)
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