Gazzetta di Reggio

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Droga e armi, sei anni a Montruccoli

di Tiziano Soresina
Droga e armi, sei anni a Montruccoli

L’imputato: «Cocaina e marijuana erano dei due albanesi, punito perché non volevo più spacciare». Quattro anni alla Raso

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QUATTRO CASTELLA. Un’ora abbondante di repliche in aula – comprensive anche della ventina di minuti in cui ha preso la parola il 40enne Matteo Montruccoli (tecnicamente per delle “dichiarazioni spontanee” riservate dal codice agli imputati prima della decisione)– e un’altra ora è servita al gup Antonella Pini Bentivoglio per uscire dalla camera di consiglio con la sentenza: sei anni di condanna a Montruccoli, quattro anni all’ex fidanzata 43enne Silvia Raso (non presente all’ultima udienza).

Si è chiusa così ieri mattina – in tribunale a Reggio – l’udienza preliminare (tenutasi con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo) relativa all’inchiesta nata parallelamente alle indagini sull’omicidio del 2 febbraio a Forche di Puianello. I due ex fidanzati sono finiti nei guai per detenzione ai fini di spaccio di cocaina e marijuana (quasi tre chili di droga trovati nell'abitazione del 40enne e in un box per cavalli), mentre al solo Montruccoli è stato contestato il possesso di una pistola Beretta calibro 7.65 con matricola abrasa e 15 proiettili (rinvenuti dai carabinieri in una siepe nei pressi dell'abitazione di Forche di Puianello in cui la lite finì nel sangue).

Il verdetto è stato atteso con apprensione fuori dall’aula dalla famiglia Montruccoli: il padre Mario («Non ho nessuna intenzione di abbandonare mio figlio») e la sorella Martina. Poca voglia di commentare la sentenza con i cronisti all’uscita dall’aula. Montruccoli è lapidario («Non parlo tanto volentieri»), mentre il suo difensore (l’avvocato Marco Fornaciari) solo nel pomeriggio entrerà nel merito della decisione, con un occhio al futuro: «Vi sono margini di diminuzione della pena in Appello – rimarca il legale – in quanto al mio assistito non è stata concessa l’attenuante della collaborazione e pure sull’entità della continuazione dei reati sarà possibile far leva nel processo di secondo grado».

All’ex fidanzata Raso – difesa dall’avvocato Fabrizio Fornaciari – sono state concesse le attenunati generiche. Nella scorsa udienza la 43enne, tramite il difensore, ha replicato alle accuse, sostenendo di non sapere quale fosse la natura del materiale che teneva per conto di Matteo e poi trovata dai carabinieri in un maneggio di Viano. Ieri, prima che il giudice entrasse in camera di consiglio, Montruccoli ha invece voluto ricostruire la sua posizione: ha specificato che i due albanesi (i 26enni Fatmir Hykaj e Daniel Tufa, in carcere per l’omicidio di Marco Montruccoli e il tentato omicidio del fratello Matteo) avevano voluto punirlo perchè aveva deciso di smettere di spacciare la droga per conto loro, rimarcando che quel notevole quantitativo trovato a Viano era di proprietà dei due. Ha spiegato di avere deciso di smettere di spacciare perchè, con la nuova fidanzata, aveva trovato il vero amore, e ha sottolineato che per il suo errore ha già pagato molto duramente con la morte del proprio fratello. Per il pm Maria Rita Pantani la droga è da sempre il movente del fatto di sangue e ora si appresta a chiudere l’inchiesta principale.

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