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Sanità, è rivolta contro la nuova turnazione

Sanità, è rivolta contro la nuova turnazione

I sindacati in piazza: «Medici costretti a prestare servizio per due o addirittura tre notti consecutive»

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REGGIO EMILIA. L'intenzione era ottima: adeguarsi alla normativa europea, che impone ai dipendenti della sanità una pausa di almeno undici ore fra un turno e l'altro. Tuttavia la legge, che entrerà in vigore il 25 novembre, verrà applicata dalle due aziende sanitarie reggiane, Santa Maria e Ausl, in una maniera che i sindacati ritengono penalizzante e peggiorativa non solo per i settemila lavoratori coinvolti, ma anche per i pazienti, diminuendo la qualità e la sicurezza dell'assistenza.

«E' previsto - spiega Elena Strozzi della Funzione pubblica Cgil - il ripristino di un'articolazione oraria, denominata turno in decima, che esisteva quarant'anni fa e che costringe a prestare servizio per due notti consecutive e, in casi di emergenza, anche per tre. Le stesse direzioni aziendali avevano avanzato in un primo tempo altre proposte, fra cui il turno in quinta, che limita ad uno i turni notturni. Però ha fatto marcia indietro. Così dalla proposta siamo dovuti passare alla protesta. A nostro parere una migliore organizzazione del lavoro richiede l'assunzione di trecento dipendenti nell'organico integrativo, che serve a coprire le assenze». Nel giro di cinque giorni sono state raccolte millecinquecento firme su un documento che boccia la turnazione imposta dalle aziende. Sono state partecipatissime, inoltre, le quattro assemblee svolte nei giorni scorsi a Guastalla, Montecchio e Reggio. Per lunedì sono già in programma un'assemblea a Castelnovo Monti e un incontro con il prefetto per sollecitare una sua mediazione. Subito dopo scatterà il blocco del lavoro straordinario. Intanto tutte le organizzazioni del pubblico impiego si preparano a partecipare alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma il 28 per chiedere il rinnovo dei contratti e la modifica della legge di stabilità. La protesta è stata indetta, insieme alla Rsu, dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Fials, i cui portavoce Maurizio Frigeri, Davide Battini, Mauro Chiarini e Pasquale Liquori dichiarano: «Torniamo indietro di quarant’anni. Non avere neanche un giorno di distacco fra due turni notturni che possono arrivare fino a 12 ore e 50 minuti aumenta in modo esponenziale la possibilità di errore da parte del professionista, con conseguenze anche penali. Eppure c'è un'alternativa, che non comporta aumento del personale. Basterebbe continuare la turnazione attuale invertendo l'ordine fra chi fa il mattino e chi il pomeriggio».(l.s.)

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