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Nove regole contro il rischio attentati

Nove regole contro il rischio attentati

Dalla videosorveglianza ai controlli delle manifestazioni e della corrispondenza nelle indicazioni diffuse dalla Prefettura

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REGGIO EMILIA. Un controllo capillare di tutti i colli, di tutti i bagagli e della corrispondenza di cui non ci conosce il contenuto. E poi fornire ogni tipo di informazione possibile sull’organizzazione di manifestazioni pubbliche, verificando anche la rispondenza dei piani di emergenza, dei piani antincendio e dei piani di evacuazione. In luoghi pubblici e privati. Dopo le stragi di Parigi del 13 novembre, sono alcune delle indicazioni fornite dalla prefettura di Reggio Emilia per contrastare il rischio di attentati terroristici, passate al vaglio del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica: un “vademecum” inviato dal prefetto, Raffaele Ruberto, al presidente della Provincia, Giammaria Manghi, al sindaco, Luca Vecchi, ai segretari di partiti politici, alle organizzazioni sindacali e alle associazioni di categoria, con l’obiettivo di «adottare prassi e comportamenti adeguati al livello del rischio».

Nove regole, in totale, individuate per «richiamare l’esigenza di rafforzare le misure di autoprotezione», «elevare al massimo la soglia di attenzione» e «rafforzare le misure di vigilanza e prevenzioni delle proprie sedi». Fra i destinatari, anche la Curia vescovile, la direzione del carcere, la direzione dell’aeroporto, le forze dell’ordine e le redazioni degli organi di informazione, queste ultime considerate obiettivi sensibili soprattutto alla luce degli attentati dello scorso 7 gennaio, quando il terrorismo islamico mise nel mirino la sede di Charlie Hebdo, sempre a Parigi, compiendo una sanguinosa strage.

«Fornire con congruo anticipo informazioni in merito a iniziative ed eventi di particolare rilievo, al fine di consentire la migliore predisposizione dei servizi di sicurezza – si legge nel documento diffuso dalla Prefettura, in relazione alla prima delle nove voci del vademecum – predisporre misure minime di controllo, quali ad esempio l’identificazione dei visitatori agli ingressi, la limitazione agli accessi, l’introduzione dove opportuno di badge per la pronta identificazione di quanti sono permanentemente autorizzati ad accedere». Dalla Prefettura, inoltre, arriva l’invito rivolto a tutte le associazioni di categoria a diffondere le norme fra gli associati, in particolar modo ai direttori dei centri commerciali. Ed è per questo motivo che la comunicazione è stata inoltrata anche al direttore del centro commerciale I Petali. Fra le altre indicazioni, si chiede inoltre di «verificare il funzionamento di impianti di allarme, video sorveglianza, controlli accessi, videocitofoni e citofoni», oltre a valutare «la possibilità di incrementare, dove possibile e consigliabile, ulteriori misure di difesa». Misure utili anche ai singoli cittadini, ai quali si chiede si segnalare «tempestivamente ogni anomalia e ogni sospetto, non omettendo di denunciare anche fatti di minor rilievo» e di «rivolgersi alle forze di polizia per eventuali consulenze e suggerimenti, sopralluoghi e verifiche finalizzati all’elevazione delle misure di sicurezza».

Ai sindaci, invece, il compito di sensibilizzare i responsabili delle strutture di maggior aggregazione, come i centri sportivi, i cinema, i teatri e i musei. Indicazioni non prescrittive, condivise anche dal sindaco, Luca Vecchi, presente alle riunioni del comitato, che concorda sull’esigenza «di un innalzamento dell’attenzione, sia nei luoghi pubblici che privati», ma che tranquillizza la cittadinanza sul fatto che non ci sono al momento elementi tali da giustificare nell’immediato un innalzamento rigoroso dei livelli di sicurezza: «Sulla videosorveglianza la città è già ben dotata», aggiunge il sindaco, annunciando il progetto di un nuovo sistema di telecamere ad alta definizione che gradualmente verrà installato in città, in sostituzione di quelle attuali, composto da circa 300 telecamere. «È un progetto di sicurezza urbana che avevamo intenzione di realizzare a prescindere dai fatti di Parigi, per garantire alle forze dell’ordine un’attrezzatura innovativa dal punto di vista tecnologico». Quanto ai controlli nei locali pubblici, dove transita qualche migliaio di cittadini al giorno, alcuni uffici aperti alla cittadinanza hanno già l’identificazione degli accessi per motivi autorizzativi. «Sulle indicazioni ricevute siamo pronti a lavorare – conclude Vecchi – consapevoli che d’ora in poi bisognerà alzare ovunque gli standard di attenzione». (e.spa.)

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