«Vogliamo il marchio per il formaggio fatto in montagna»
Castelnovo Monti, Sironi: «La situazione è in fase di stallo a causa di alcuni aspetti legati alla burocrazia europea»
di Luca Tondelli
CASTELNOVO MONTI
«. La situazione legata alla creazione, che sarebbe fondamentale, di un marchio per il Parmigiano Reggiano di montagna è in una fase di stallo per alcuni aspetti legati alla burocrazia europea». Sono parole di Giuseppe Sironi, giovane vicepresidente della Latteria “Il Fornacione” di Felina, la più grande della zona per produzione. Da tempo, forse troppo, i produttori dell’Appennino chiedono che il Parmigiano Reggiano di montagna si differenzi sul mercato con un proprio marchio (se ne parlerà anche al convegno di oggi alle 9.45 nella sala del consiglio comunale), e se prima da convincere c’è stato il Consorzio, ora a creare difficoltà sono alcune normative Ue. Spiega Sironi: «Le difficoltà burocratiche vengono dalle richieste dell’Europa per poter definire un formaggio “di montagna”. Se infatti ci sono percentuali precise sulla provenienza dei foraggi che devono mangiare i capi che producono il latte, queste non ci danno grossi problemi, che invece derivano da una alta percentuale che riguarda anche la provenienza dei mangimi, e in particolare dei cereali, che devono essere prodotti in loco. Qui in Appennino si pone un problema semplice ma in realtà molto difficile da superare: qui da noi, per caratteristiche geografiche e climatiche, i cereali o non crescono, come il mais, o hanno una resa molto bassa, per cui riuscire a rientrare in queste percentuali è difficilissimo. La sperimentazione sulla produzione del Parmigiano Reggiano di montagna mi risulta al momento la stiano portando avanti la latteria di Cortogno e quella di Carnola, ma è un equilibrio molto difficile da mantenere. Il Consorzio aveva attivato una commissione per seguire proprio l’iter del Parmigiano Reggiano di montagna, ma si è arenata proprio su questo aspetto delle percentuali contenuto nell’ultimo “pacchetto latte” della Commissione Europea, mentre tale parametro non era stato indicato dallo stesso Consorzio. Speriamo davvero – conclude Sironi – che questa differenza si possa superare e si riesca a trovare un compromesso, perché noi abbiamo davvero un bisogno disperato di differenziare la nostra produzione, che del resto ha costi più alti, e alla fine dà anche una qualità più alta».
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