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Parmigiano Reggiano Allarme prezzi per il mondo agricolo

Parmigiano Reggiano Allarme prezzi per il mondo agricolo

Castelnovo, al convegno promosso dalla senatrice Pignedoli la proposta di una rete che favorisca la commercializzazione

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CASTELNOVO MONTI. «Abbiamo portato la commercializzazione gestita in forma diretta dall’1% a 15% negli ultimi anni, abbiamo ridotto i costi produzione, ma non è stato sufficiente. Abbiamo radunato 7 latterie preesistenti, di 3 Comuni, abbiamo fatto miracoli ma non sono ancora sufficienti. Commercializzare il formaggio probabilmente è il problema, ma farlo in realtà è molto difficile. E’ necessario coinvolgere la grande distribuzione, magari aprendo un dialogo con le realtà cooperative di questo settore».

E ancora: «Il mondo agricolo con questi prezzi sparisce, il che significa enormi problemi non solo economici per il territorio: manutenzione, dissesto». Sono le parole rispettivamente di Nardo Ferrarini, Presidente della Latteria “Il Fornacione”, la più grande per quantità di latte lavorato dell’Appennino, e di Martino Dolci, del “Caseificio del Parco” nonché sindaco di Ramiseto, che sono intervenuti ieri al convegno sulla situazione del Parmigiano Reggiano, in particolare quello di montagna, che si è svolto a Castelnovo Monti, organizzato dalla senatrice Leana Pignedoli, al quale hanno partecipato tra gli altri l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli e il vice Ministro Andrea Olivero.

Un convegno che ha portato anche ad una proposta concreta, avanzata dalla stessa Pignedoli: «Dobbiamo riuscire a legare maggiormente la vendita di un prodotto, che oggi propone dei prezzi che penalizzano i produttori, alla vendita del territorio: dobbiamo incentivare la vendita diretta da parte dei caseifici ma anche mettere in campo strategie di commercializzazione su mercati più ampi, valorizzando le qualità nutrizionali del Parmigiano Reggiano, e la riconoscibilità della zona di produzione. Oggi il costo di produzione al chilo in montagna è tra gli 7.50 e gli 8 euro al chilo, quando il prodotto viene pagato 8 euro. Una situazione non più sostenibile. Le latterie hanno infatti problemi seri di liquidità. Sono 20 anni che si punta l’attenzione sulla necessità che i produttori siano maggiormente protagonisti anche della commercializzazione: ora il tempo è scaduto. Per farlo un singolo caseificio non può farlo, ma unendosi ad altri accresce il fattore competitivo».

«Nell’immediato – prosegue la senatrice Pignedoli – bisogna dare sostegno all’accesso al credito per mantenere in vita i produttori. Ma accanto ci vuole un progetto di prospettiva, che punti su qualità alta e filiera di prodotto. Come ad esempio costruire una linea di prodotto di alta gamma in cui ogni caseificio abbia una propria quota parte. Una dimensione che parta dal piccolo per poi eventualmente crescere, cominciando ad esempio con circa 60 mila forme, per poi cercare partner e fare investimenti su strutture e professionalità manageriali».

La Caselli ha rimarcato: “L’organizzazione dell’offerta è il punto chiave, ed è un tema critico in quasi tutta l’agricoltura ad oggi, la frutticoltura ad esempio. Dobbiamo commercializzare sapendo bene cosa, perché e dove, mantenendo un livello altissimo di qualità. Ovviamente il prodotto di montagna si deve arrivare a distinguerlo e farlo apprezzare, ma siamo fermi nella parte applicativa per un organismo di controllo molto rigido, che propone una mole di adempimenti e controlli che per la provenienza non sono giustificati».

L’onorevole Oliviero ha quindi svolto le conclusioni del convegno: «Negli ultimi anni il mercato ha proposto una standardizzazione omologante che per noi è stata un danno, un problema grande per il nostro Paese. Oggi però su questo c’è una sensibilità diversa. Il mercato, gli acquirenti chiedono di poter identificare la provenienza dei prodotti. Il consumatore vuole connessione tra alta qualità e il territorio che la produce. Sul Parmigiano Reggiano, specie in montagna, è necessario integrare e creare rete tra diverse realtà, altrimenti il piccolo produttore da solo muore. Anche la storia di cooperazione di questo territorio va in questo senso. Nell’immediato – ha concluso il viceministro – i provvedimenti che saranno presi prevedono il ritiro di 25 milioni di Parmigiano Reggiano rimasto in stock e che saturava eccessivamente il mercato. La politica sul settore non deve però essere assistenzialistica, ma imprenditoriale: la proposta emersa oggi può rientrare tra le azioni finanziate dal Ministero».

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