Sanità, sciopero degli straordinari
Fumata nera ieri in Prefettura. I sindacati contro i nuovi turni di lavoro in vigore da domani
REGGIO EMILIA. I sindacati del comparto sanità hanno proclamato lo sciopero degli straordinari e il perdurare dello stato di agitazione per protestare contro l’entrata in vigore dei nuovi turni di lavoro nelle due aziende sanitarie reggiane.
Una riorganizzazione del lavoro che si rende obbligatoria sulla base della norma europea che fissa l’orario di lavoro settimanale in un massimo di 48 ore e nell’obbligo di un riposo di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro per medici e infermieri.
Non è quindi servito a raffreddare la vertenza in atto, il tentativo di conciliazione che si è svolto davanti al prefetto di Reggio Raffaele Ruberto, al termine del quale i sindacati della sanità di Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno proclamato lo sciopero degli straordinari, mentre stanno continuando le assemblee dei lavoratori in tutte le strutture ospedaliere (che sono quelle maggiormente sottoposte a stress dall’entrata in vigore dei nuovi turni).
La posizione comune di Ausl e Azienda Santa Maria Nuova, che hanno ribadito la loro richiesta di avere disposizione alcuni mesi per riorganizzarsi definitivamente, si scontra con quella dei sindacati che accusano i vertici aziendali «di non aver voluto affrontare per tempo le conseguenze dell’entrata in vigore della nuova normativa».
La distanza tra la proposta delle due aziende, che rispetta i vincoli della normativa, ma che sostengono i sindacati «a giudizio anche degli esperti mette sotto pressione lavoratori e non garantisce la sicurezza dei lavoratori e degli stessi pazienti» sta nel fatto che «i turni previsti dalle aziende prevedono che il lavoratore debba fare due turni notturni di lavoro di seguito e in alcuni casi si potrebbe arrivare a una terza notte aggiuntiva, mentre con la nostra proposta questo rischio verrebbe scongiurato», sostengono Maurizio Frigeri della Fp Cgil e Gennaro Ferrara della Fp Cisl. Una richiesta, spiegano, che «tiene conto «anche del fatto che sui 7mila addetti l’80% è rappresentato da donne con figli e famiglie e che si troveranno con la vita lavorativa e familiare stravolta».
Il problema non riguarda solo gli infermieri e i tecnici, ma gli stessi medici si troveranno in gravi difficoltà a rispettare i turni e al tempo stesso garantire il servizio. «Non si è voluto intervenire per tempo e anche la politica reggiana deve interrogarsi se vuol regalare la sanità al privato», sostiene Gennaro Ferrara della Cisl sottolineando il grande successo della mobilitazione in atto sui social e che sta raccogliendo adesioni anche tra i cittadini.
Il segretario della Fp-Cgil Frigeri sottolinea invece come «era dagli anni ’70 che non si assisteva ad assemblee così partecipate. Le aziende non hanno accettato le nostre richieste e detto di no anche alla ipotesi di prevedere la volontarietà del lavoratore sul secondo riposo. Anche la Regione a differenza di quanto ha fatto il Veneto, su questa vicenda è in ritardo. Chiediamo alle due aziende un ripensamento e basterebbe un segnale con l’assunzione di qualche decina di lavoratori in misura stabile». Il nodo resta quello delle risorse disponibili nel settore con i sindacati che giudicano «impossibile un’applicazione della normativa Ue a costo zero e senza l’assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato».
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