Crisi alla Corghi, annunciati 62 esuberi
Correggio, l’azienda annuncia un calo di produzione nel 2016 e minaccia la delocalizzazione di alcuni reparti in Croazia
CORREGGIO. L’incubo della mobilità e degli esuberi si affaccia sempre più concretamente sulla Corghi. Nella giornata di lunedì si è infatti svolto un attesissimo incontro fra sindacati e i vertici dell’azienda, che ha comunicato un numero di ore di esubero, pari a 62 lavoratori.
Si tratta di una notizia che ha destabilizzato ulteriormente lo scenario: se, in precedenza, erano una cinquantina gli addetti interessati da potenziali esuberi, ora sono addirittura aumentati.
«Il numero di ore di cui parla l’azienda equivale a 62 lavoratori – commenta Davide Mariotti di Cgil Fiom – ad oggi non è stata attivata nessuna procedura di mobilità ma stiamo seguendo molto da vicino la questione».
Tra i dipendenti, intanto, regna la perplessità: c’è chi non si capacita del fatto che si parli di esuberi nonostante il fatturato stia ritornando quello dei tempi prima della crisi. E si parla di un calo di personale che verrà programmato sulla base di una diminuzione della produzione nel corso del prossimo anno. Se non ci saranno ulteriori sviluppi in settimana, lunedì si terrà un’ulteriore assemblea tra lavoratori e sindacati per discutere quali misure adottare a contrasto di una situazione che si sta facendo sempre più preoccupante. La questione Corghi è esplosa come una doccia fredda in piena estate: nei mesi scorsi, infatti, quasi tutti i lavoratori della Corghi hanno aderito alla giornata di mobilitazione organizzata dopo la scelta dell’azienda di offrire ai lavoratori welfare aziendale in cambio del salario strutturale, pena la delocalizzazione in Croazia. Ad essere interessato dal trasferimento in una cittadina della Croazia è il reparto smontagomme pesante, dove lavorano 20 dei 525 lavoratori della ditta correggese.
Una delegazione di sindacati è stata ricevuta dal sindaco Ilenia Malavasi in quell’occasione. I problemi che si manifestano alla Corghi sono estesi anche allo stabilimento di Mondolfo, in provincia di Pesaro Urbino, dove è stata aperta la mobilità per alcuni lavoratori.
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