«Diciamo sì all’accoglienza difendendo i nostri valori»
Camisasca: «Apertura senza condizioni e chiusura, facce della stessa medaglia» E sul terrorismo: «Nasce dalla disperazione, di cui anche l’Occidente è causa»
REGGIO EMILIA. Nè respingere tutti i migranti nè accettare chicchessia. Fra i due estremi del buonismo e del razzismo Massimo Camisasca sceglie una terza via, il giusto mezzo della migliore tradizione aristotelica e tomistica: l'accoglienza riservata a coloro che rispettano la nostra cultura e a cui possiamo garantire i mezzi per vivere. Il vescovo l'ha teorizzata nel discorso alla città pronunciato nella basilica di San Prospero nella tarda mattinata, poco prima che nella piazza antistante i venditori ambulanti abusivi si ribellassero alla polizia municipale che li voleva controllare. E' vero che ad ascoltarlo tra i tanti fedeli c’erano anche i Cavalieri di Malta e del Santo Sepolcro con i loro costumi da crociati. La sua omelia, però, s'è mantenuta lontana anni luce dallo spirito e dai toni della guerra santa. Il tema, "Il bisogno di Dio e la cultura dell'incontro", s'attagliava all'atmosfera che respiriamo dopo il massacro di Parigi. «Stiamo assistendo - ha detto Camisasca - a una trasformazione epocale delle nostre città. Cosa offriamo e cosa chiediamo a chi, fuggendo da Paesi lontani, verso cui probabilmente non tornerà più, decide di stanziarsi nelle nostre terre? Abbiamo il dovere di accogliere coloro a cui ragionevolmente pensiamo di poter offrire una vita dignitosa. Nello stesso tempo dobbiamo chiedere loro di imparare la nostra lingua, di conoscere le linee essenziali della nostra storia e rispettare la nostra cultura. Se vogliamo porre le premesse di una vera integrazione, che avrà bisogno di molti anni per poter avvenire, non possiamo evitare di chiedere e di offrire, non possiamo evitare la vigilanza nell’accogliere perché la sicurezza delle nostre città sia garantita per tutti».
L’ESEMPIO. L'esempio da seguire, a suo avviso, è quello della Caritas e delle diocesi, che promuovono un'accoglienza autentica creando i luoghi dell'incontro e della conoscenza reciproca con chi è portatore di una cultura diversa. Soltanto la fede viene da lui considerata una guida sicura per condurre questo approccio a un esito fruttuoso.
«Noi cristiani - ha precisato - non possiamo assumere criteri mondani nel guardare al fenomeno dell'immigrazione. I criteri mondani ci conducono inevitabilmente verso la chiusura o verso l'accoglienza sociale senza condizioni, che sono due facce della stessa medaglia».
E' una linea che lo stesso Camisasca riassume così: «Viviamo in un mondo complesso, sempre più globalizzato e multietnico. Un mondo che facciamo fatica a leggere e comprendere nei suoi possibili sviluppi. Tutto ciò potrebbe generare in noi paura, potrebbe farci arroccare su posizioni sicure, spesso legate al passato. Chiuderci verso la novità che ci si prospetta dinanzi o, al contrario, aprirci in una accoglienza acritica e astorica, che rigetta la nostra storia e la nostra sensibilità. In realtà questo mondo tanto complesso, ma anche tanto affascinante, rappresenta un’occasione grande che ci è data, proprio in questo momento storico, per una verifica e una crescita di ciò che più ci sta a cuore. Ciò che è vero tiene nel tempo e sa affrontare i cambiamenti richiesti dai mutamenti sociali e culturali».
TERRORISMO E AUTOCRITICA. In quanto al terrorismo, il Vescovo ha ripetuto ciò che aveva dichiarato all'indomani degli attentati parigini: «Quando l’uomo arriva a questi punti vuol dire che in lui l’esperienza dell’umano si è tragicamente pervertita. I terroristi rivelano una tragica assenza di speranza per il futuro. Dietro ciò che compiono, si nasconde la disperazione per non aver trovato risposte credibili per la loro vita. E in tutto questo c’è anche una responsabilità dell’Occidente, del suo nichilismo e del suo relativismo».
C'è un ampio spazio, insomma, da dedicare all'esame di coscienza e all'autocritica. Il mondo occidentale rischia di alimentare l'odio nei suoi confronti quando trascura i suoi valori tradizionali: «Non si può costruire il futuro - sottolinea Camisasca - dimenticando il passato. Esso nasce coniugando memoria e speranza». Nè si deve svincolare la politica dall'etica: «Non si può essere contro la guerra portatrice di morte e considerare la vita nascente come un oggetto di cui disporre. Crediamo al valore di una economia che non si esaurisce in speculazioni finanziarie, ma mantiene il rapporto con l’impresa e il lavoro dell’uomo, da suscitare, sostenere, difendere». Non sono mancate le citazioni del reggiano Luciano Monari, vescovo di Brescia, che esalta il "legame di fraternità", l'amore verso tutti, ma chiarisce: «Questo non significa essere relativisti e pensare che tutte le religioni sono uguali. L'annuncio missionario del vangelo è un atto di amore». La condanna della xenofobia, quindi, è netta: «Chi disprezza gli altri o li considera inferiori o li esclude dalla sua amicizia perciò stesso diventa incapace di annunciare il vangelo».
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