Gazzetta di Reggio

Reggio

«Reggio funziona ma solo in uscita»

di Massimo Sesena

La ricerca di Nomisma evidenzia un buon bacino d’utenza ma anche limiti nei collegamenti sull’asse est-ovest

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REGGIO EMILIA. In questi primi suoi anni di vita, la stazione Mediopadana si è sicuramente conquistata un ruolo importante, anche se finora soltanto come “porta d’uscita”. E’ uno dei dati dello studio di Nomisma “La stazione Av Mediopadana, un’opportunità di sistema” che ha costituito il fulcro del dibattito “Prossima fermata: Domani”organizzato al Centro Malaguzzi sulle prospettive della superstazione di Reggio.

Dice infatti lo studio di Nomisma: «I primi elementi da considerare nel momento in cui si riflette sul ruolo che la stazione Mediopadana va assumendo (o potrà assumere) nel panorama delle stazioni italiane Av sono i pesi dei nodi d ella rete di relazione dell’area reggiana con gli altri bacini di traffico e la direzione prevalente dei flussi di passeggeri».

Quali sono oggi i principali nodi della rete di relazione del la Mediopadana? E quindi, quale è la direzione prevalente dei flussi di passeggeri da e verso la stazione? Sono alcune delle domande a cui lo studio ha dato le prime risposte, fotografando la situazione così com’è oggi.

CHI USA LA STAZIONE. Secondo lo studio «Milano , Roma e Napoli/Salerno sono i principali nodi di relazione della stazione di Reggio, dove si dirigono o da cui provengono rispettivam ente il 34,8%, il 26,2% ed il 17,3% dei 485 utenti domiciliati nei comuni limitrofi a Reggio Emilia. Seguono Firenze (8,2%) e Torino (5,8%) , relazioni oggi certamente sottoutilizzate , così come deboli appaiono le relazioni con la direttrice adriatica (Rimini 4 ,3%) e con Bologna (1,9%) che rappresenta una piattaforma di servizi complementari a quelli di Reggio per il bacino trasportistico regionale e dove gli utenti utilizzano ancora verosimilmente la linea ferroviaria convenzionale». In altre parole, la stazione reggiana viene utilizzata per raggiungere le grandi città, soprattutto dal bacino delle città vicine, in particolare da Modena, Parma e Mantova.

Invero, lo studio messo a punto da Nomisma azzarda anche l’ipotesi che in qualche modo la stazione non faccia che accentuare la dipendenza socioeconomica di Reggio (e del bacino di città che la circonda) dagli altri Hub di un sistema policentrico in cui pure Reggio è inserita.

«In altri termini - dice lo studio - l’area che circonda la Mediopadana è un’area dipendente, tributaria degli altri nodi, come succede nei rapporti centro - periferia?».

INCROCI BUONI E CATTIVI. Una domanda che lo studio lascia senza risposta, preferendo limitarsi a descrivere una situazione che comunque potrebbe evolvere nel giro dei prossimi anni: «Reggio Emilia - si legge nello studio di Nomisma - è inserita in un network efficiente ed efficace di Alta Velocità, benché appartenga ad un macrosistema insediativo essenzialmente policentrico: l’inserzione reggiana è assai efficace nella direttrice della dorsale ferroviaria principale, mentre l’efficacia della sua inserzione cala drasticamente nella direttrice est ovest, soprattutto nella direttrice pedealpina». Del resto su quella tratta l’offerta dei supertreni è anch’essa assai inferiore e a questo proposito è lo stesso studio di Nomisma a preconizzare che «questa limitazione dovrebbe essere attenuata con il completamento della tratta Milano/ Bergamo/Venezia, anche se la relazione di Reggio con gran parte di questa direttrice est- ovest rimarrà per lo più affetta da rotture di carico su Milano».

LA NOTA DI OTTIMISMO. Alla fine però lo studio concede ampi margini di miglioramento al nodo mediopadano: «Esistono - si legge nello studio - tutti gli elementi per un ampio sviluppo del network ad Alta Velocità e in particolare per lo sviluppo dei flussi intermediati dalla Mediopadana. Ma esistono anche gli elementi strutturali per costruire un equilibrio dinamico positivo basato sulla specializzazione dei flussi: il Reggiano e il bacino medio padano hanno ampie attrattive anche nei confronti di altre grandi aree m etropolitane, come testimoniato anche dal livello reddituale della popolazione».

LE POTENZIALITA’. Al fine di individuare il potenziale “bacino di utenza della stazione” , agli utenti intervistati dallo studio è stato chiesto da quale comune della zona sta arrivando (nel caso fossero utenti in partenza dalla stazione) o in quale comune della zona si sta dirigendo (se erano invece utenti in arrivo in stazione).

E oltre a Reggio, anche Parma e Modena si sono confermati fin qui i bacini prevalenti dell’utenza.

E aggiungendoci anche gli utenti delle altre città attorno a Reggio (da Mantova e Cremona fino a Piacenza), sempre secondo lo studio di Nomisma «La popolazione complessiva degli 80 comuni interessati ammonta, secondo gli ultimi dati Istat, a circa 1.630.000 abitanti, i quali vanno intesi certamente come una parte del bacino potenziale di attrazione della stazione».

massimosesena

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