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«Soldi sospetti, forse diretti anche a Isis»

«Soldi sospetti, forse diretti anche a Isis»

L’allarme Cgil sui dati Bankitalia: da Reggio 444 segnalazioni di operazioni finanziarie non chiare

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REGGIO EMILIA. «Il terrorismo si finanzia proprio con le stesse modalità del riciclaggio malavitoso: operazioni finanziarie di riciclo di risorse in nero o proventi sporchi da ricatti, usure, false donazioni». È l’allarme lanciato da Franco Zavatti, coordinatore sicurezza e legalità Cgil Emilia-Romagna, commentando i dati del Rapporto semestrale 2015 della Banca d’Italia-Ufficio Informativa Finanziaria, che raccoglie le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette.

Un fenomeno in crescita anche nella nostra provincia: nel solo primo semestre 2015, sono state 444 le segnalazioni partite da Reggio, in un podio emiliano-romagnolo, definito «grigio»: prima di noi c’è solo Bologna, con 635 segnalazioni; subito dopo, invece, c’è Modena, con 416 casi.

«L’ufficio speciale della Banca d’Italia apre certificando che nel primo semestre 2015 ha raccolto 39.021 segnalazioni di operazioni sospette – spiega Zavatti – circa un 3% in più rispetto al semestre precedente e, prosegue, “si rilevano gli incrementi del 21% dell’Emilia Romagna (1°) e del 18% del Veneto (2°). In quel solo semestre, dalla nostra regione sono giunte ben 2.081 segnalazioni. Nello stesso semestre di quest’anno, sono ben 138 i casi segnalati di sospetto finanziamento del terrorismo internazionale: più del quadruplo rispetto al primo semestre dell'anno scorso».

Per il sindacalista della Cgil, si tratta di «numeri impressionanti», ma anche «sottostimati». Ed è per questo motivo che accende i riflettori sulle modalità di finanziamento del terrorismo, in tutto simili a quelle mafiose: «Modalità intercambiabili – avverte Zavatti – con la particolare attenzione ad evitare “anomalie rilevanti" al fine di sfuggire ai controlli internazionali».

Fra i canali sospetti, il coordinatore legalità Cgil ricorda i movimenti di bonifici o contanti di entità scarsamente rilevanti («Meglio sarebbe non innalzare il tetto d’uso del contante»), il «frequente utilizzo di fasulle omonimie e organizzazioni senza scopo di lucro, di matrice culturale, caritatevole o religiosa», il normale canale dei bonifici verso Paesi a rischio («Con ovvia preferenza per i paradisi fiscali»).

«Nell’ordine, questi Paesi che favoriscono le operazioni finanziarie sospette sono, dopo Hong Kong, la sfilza degli Emirati Arabi, noti finanziatori dell'Isis, Abu Dhabi, Dubai e poi Turchia e Libano, che non sono da meno. A margine degli autorevoli dati della Banca d'Italia, ma restando sul medesimo tema del come si finanzia l'Isis, potrei riportare le dettagliate descrizioni ascoltate lo scorso mese ad Erbil, da autorevoli voci del governo regionale Kurdo in Iraq, che riportano nei dettagli lo sbocco dei traffici del petrolio in nero che Isis estrae nei territori occupati e trasporta con centinaia di camion. Oltre all'ovvio consumo a loro necessario, l'altro ovvio ed unico sbocco possibile avviene oltre i confini della Siria, per andare in Turchia e Libano e da qui in Israele e ai mercanti dell’area occidentale».

Per Zavatti, quindi, «stiamo attraversando una fase inedita, e senza ritorno, nella direzione di stili di vita diversi», con «modalità più sospettose da parte del cittadino di interpretare fatti, eventi ed incidenti» e per le quali servono «regole più stringenti per il controllo e la sicurezza». (e.spa.)

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