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ROBERTA MORI (PD) ALLA CISL

«La violenza fisica è solo la punta di un iceberg»

«La violenza fisica è solo la punta di un iceberg»

REGGIO EMILIA. Nei primi sei mesi del 2015, a Reggio Emilia hanno subìto violenza 220 donne. Nello stesso periodo, in Italia, ne sono state uccise cento. Sono questi i dati che Margherita Salvioli...

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REGGIO EMILIA. Nei primi sei mesi del 2015, a Reggio Emilia hanno subìto violenza 220 donne. Nello stesso periodo, in Italia, ne sono state uccise cento. Sono questi i dati che Margherita Salvioli Mariani, segretaria della Cisl Emilia centrale, ha snocciolato durante l’incontro “Perché, ma perché? Chiamarlo amore non si può”. E la semplicità bruta dei numeri è bastata da sola a descrivere la gravità del fenomeno della violenza sulle donne. «Violenza che - ha aggiunto la Salvioli - non è da pensare esclusivamente come atto fisico. La discriminazione maggiore è ancora nel mondo del lavoro. Non solo a parità di mansione una donna viene pagata meno di un uomo, ma anche le professioni tipicamente femminili sono sottopagate. Altra violenza è quella di costringere la donna a pensare di poter costruire la propria identità imitando ciò che fa l’uomo. La diversità è una ricchezza: la donna pensa, elabora, agisce in modo diverso dall’uomo e questo è un valore aggiunto della società. Se non riusciamo ad accettarlo, difficilmente riusciremo ad estirpare la violenza contro le donne, di qualsiasi natura sia». E se, ormai, è quasi universalmente riconosciuto che in Italia le violenze domestiche avvengano soprattutto in famiglie abbienti e acculturate, occorre lavorare parecchio sulle discriminazioni. «La violenza che emerge con fatti eclatanti, dai pestaggi all’omicidio - ha confermato Roberta Mori, presidente della Commissione regionale sulla parità - ha il proprio germe nelle discriminazioni. Noi crediamo che anche sulle politiche di genere si possa agire in modo strutturale, anzi, si debba. Non si tratta di una rivendicazione delle donne, infatti, ma di un passaggio obbligato che serve allo sviluppo dell’intero Paese. E se è vero che le leggi non risolvono tutto, è pur vero che una legge spesso costituisce la testimonianza del livello culturale che si è raggiunto in un dato contesto e periodo storico. Ecco perché siamo orgogliosi della nostra legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere del 27 giugno 2014». Oltre al sistema di rappresentanza, all’istituzione di case rifugio, alla necessità di rendere autonome e indipendenti le donne, al contrasto all’immagine stereotipata della donna e all’importanza dell’educazione alla non violenza, nella legge regionale 6 si parla anche di lavoro e occupazione femminile, cultura e medicina di genere. «È inammissibile - ha spiegato la Mori - che nel 2015 le cure mediche e la ricerca farmaceutica si basino sullo standard dell’uomo bianco, 35 anni, 180 centimetri per 80 chili. Purtroppo per alcune patologie, come quelle neurologiche e cardiovascolari, gli sforzi medico-farmaceutici sulle donne perdono l’efficacia dal 30 al 50%. La violenza fisica sulle donne - ha concluso - è solo la punta di un iceberg che poggia su discriminazioni molto forti. Che vanno sconfitte con l’alleanza di tutta la società». (m.r.)

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