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Falso bio, imprenditore nei guai

La Guardia di finanza smaschera una filiera internazionale

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REGGIO EMILIA. È finito nel mirino della guardia di finanza, che ha smascherato un giro internazionale di falso bio nel settore agroalimentare. A finire nei guai S.M., un imprenditore reggiano di 48 anni, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio insieme ad altre 32 persone nell’ambito dell’inchiesta “Vertical Bio”, condotta dalla guardia di finanza di Pesaro e dall’ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. I 33 indagati dovranno rispondere dei reati di associazione per delinquere, frode nell’esercizio del commercio, con l’aggravante che si tratta di prodotti derivanti da agricoltura biologica. L’inchiesta è durata due anni e ha portato alla luce un vasto traffico di granaglie spacciate per biologiche e destinate all'alimentazione animale ma anche umana. Stando agli accertamenti, dal 2007 al 2013 i promotori della truffa hanno immesso sul mercato Ue 350 mila tonnellate di granaglie, provenienti da Moldavia, Ucraina e India e destinate al comparto zootecnico ma anche all’alimentazione umana, spacciate per bio e fornite di tutta la certificazione necessaria. In realtà soia, mais, grano tenero e lino, del valore complessivo di circa 120 milioni, non solo non avevano i requisiti per essere classificati come biologici (compresa la coltivazione interamente senza sostanze chimiche o ogm), ma in qualche caso neppure per essere consumati: c’erano tracce di organismi geneticamente modificati ma anche di diserbanti, come il glyphosate e brachizzanti (regolatori della crescita) o il clormequat. Nella filiera, secondo gli inquirenti, agiva anche l’imprenditore reggiano.

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