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Zero gradi? In provincia di Reggio Emilia li trovi a 3.700 metri

di Chiara Cabassa
Zero gradi? In provincia di Reggio Emilia li trovi a 3.700 metri

L’allarme del meteorologo Luca Lombroso: «Da lunedì, in Appennino, tutta la neve si scioglierà. Sport invernali addio»

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REGGIO EMILIA. Se quella di ieri (sabato 28 novembre) è stata una giornata ideale da trascorrere sul nostro Appennino imbiancato, dalle prossime ore e in maniera più evidente martedì del manto bianco non resterà più nulla. Tutta colpa dello zero termico. “Un’altra montagna? - scrive Luca Lombroso in un tweet accompagnato dal grafico con le previsioni per i prossimi sette giorni sull’Appennino tosco-emiliano -. No lo #zerotermico che schizza a 3700m, assurdo a dicembre, per la gioia della neve».

Innanzitutto, Lombroso, con zero termico cosa s’intende?

«Lo zero termico, sostanzialmente, è il dato meteorologico che indica la quota alla quale la temperatura in atmosfera è, o sarà in caso di previsioni, di zero gradi centigradi. E’ un indice che si usa per valutare le condizioni della montagna: al di sopra di questa quota la temperatura è generalmente inferiore allo zero. Un esempio: se lo zero termico è a 1.500 metri, significa che di notte la temperatura può scendere sotto lo zero mentre di giorno è probabile che salga. Consideriamo che in questo periodo lo zero termico dovrebbe essere intorno ai 1.500 metri. Ebbene a novembre lo zero termico ha raggiunto quota 4.500 metri (mai avuto a novembre uno zero termico così alto) e, dopo un’ondata di freddo, ora si appresta ad avere un’impennata e tra lunedì e martedì arriverà a 3.700 metri. Una quota alla quale si comincia a parlare di fusione dei ghiacciai».

Parlare di preoccupazione è eccessivo?

«Assolutamente no. Abbiamo l’obbligo di preoccuparci. E non dobbiamo credere che una bella nevicata salverà il turismo. Perché per gli sport invernali non ci sarà alcun futuro anzi sono destinati presto a scomparire, se da parte degli operatori turistici non si inizierà a ragionare su un turismo diverso. Fermo restando che a tutti noi spetta lavorare in questa direzione».

Per turismo diverso cosa intende?

«Un turismo non impattante. Usare per esempio sempre meno neve artificiale perché questo comporta uno spreco incredibile di acqua. E ancora iniziare a usare fonti rinnovabili. Pensiamo poi a certe scelte che sono diventate una moda, per esempio in montagna sciare di notte o in città allestire piste di ghiaccio per potere pattinare. Tutto questo non si può più fare. Serve un’inversione di tendenza».

Quindi i primi giorni della prossima settimana, in Appennino, saranno più primaverili che autunnali. Qualche pericolo?

«I pericoli sono legati alle possibilità di valanghe perché, tornando allo zero termico, è questo dato che ci dice se e quando potrebbero svilupparsi fenomeni di questo genere. E se lo zero termico è a 3.700 metri, il pericolo c’è.»

Scendiamo dall’Appennino in città. E’ normale che alle 7 di mattina ci siano i vetri delle auto ghiacciate e a mezzogiorno abbiamo 12 gradi?

«In questo caso si tratta solo di una forte escursione termica che nei prossimi giorni dovrebbe attenuarsi. Io parlerei... di “nuova normalità”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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