«Fusione, cittadini esclusi» «Macché, ora tocca a loro»
Grassi (lista civica di Gattatico) segnala lo «scarso coinvolgimento delle persone» Cervi (sindaco di Campegine): «In arrivo tanti incontri e anche il porta a porta»
GATTATICO. A pochi giorni dagli incontri con i cittadini, non si placano le polemiche sulla fusione dei Comuni di Campegine, Gattatico e Sant’Ilario. «Scarso coinvolgimento delle persone, incapacità di condividere con la popolazione i risultati raggiunti dalle commissioni appositamente create, studio di fattibilità inadeguato». Sono le accuse che la lista civica “Gattatico bene comune” indirizza alle 3 amministrazioni comunali. «Il 6 dicembre 2012 – spiega Enrico Grassi, portavoce della lista – si era deciso di iniziare un percorso partecipato che potesse portare alla fusione dei Comuni, ma questa fantomatica partecipazione non c’è mai stata. In montagna, prima di arrivare al referendum per la nascita del Comune di Ventasso, sono stati organizzati almeno 60 incontri con i cittadini. Da noi, invece, ce ne sono stati sì e no 5, per di più organizzati in giorni e orari scomodi per la gente. Ci sembra che tutto il lavoro e le conseguenti decisioni siano state prese a livello istituzionale, negli uffici dei sindaci, e non tra i cittadini».
E se il j’accuse di “Gattatico bene comune” è così duro, è perché nasconde una paura ben precisa. «È stato giustamente deciso – afferma Grassi – che la fusione si farà solo se in tutti e 3 i Comuni voterà “sì” il 50% più uno dei cittadini, quindi temiamo che, non essendo state coinvolte e correttamente informate, le persone al referendum voteranno no, sprecando un’ottima opportunità per il nostro territorio».
La richiesta della lista civica è dunque quella di fermare il percorso già avviato e ricominciarne un altro che coinvolga concretamente i cittadini. «La fusione è giusta – dice Grassi – ma non se raggiunta in questo modo. Ci sembra che i sindaci e le maggioranze dei 3 Comuni stiano pensando solo ai soldi e ai contributi che arriverebbero con la fusione, ma qui in ballo c’è molto di più: la fusione dovrebbe essere un’unione di valori, servizi e idee».
«Abbiamo fatto tutto con serietà e grande senso di responsabilità – risponde Paolo Cervi, sindaco di Campegine e presidente delle commissioni sulla fusione – e, anche se non si fa mai abbastanza per essere presenti sul territorio e ascoltare i cittadini, crediamo di averli coinvolti e rispettati. Tra l’altro, questa è stata solo la prima fase del percorso. Adesso che, grazie al lavoro delle commissioni e allo studio di fattibilità, abbiamo raccolto dati positivi, possiamo portare la decisione nei tre consigli comunali. È necessario che i 3 consigli si affermino in maniera univoca altrimenti l’iter sarà bloccato. Se invece la proposta di fusione passerà, si potrà cominciare la seconda fase del percorso, quella di vera partecipazione della cittadinanza. Nei 7-8 mesi prima del referendum, infatti, ci saranno tanti altri incontri aperti e anche il porta a porta, così i cittadini avranno la possibilità di informarsi e arrivare preparati e consapevoli al voto. La fusione non è solo una questione di soldi, è evidente. Ma sarebbe da irresponsabili non tenere in considerazione anche l’aspetto economico».
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