«Pronti a metterci i soldi per tenere il processo qui»
Dopo l’allarme di Caruso sui costi, Cavallaro e Carletti disponibili a contribuire Bini: «Partecipino le imprese». Più cauto Angeli (Reggiolo): «Già tante spese»
REGGIO EMILIA. «Leggo che il processo può finire a Firenze. E’ importante che rimanga a Reggio Emilia, per i motivi detti da Gratteri, perchè i reggiani possano assistere al processo, perchè niente si perda per strada. Il presidente del tribunale parla di 100mila euro di costo per una tensostruttura. Divisi per 500mila abitanti, fa 0,2 € pro-capite: Rubiera i suoi 3.000 euro sarà senz'altro disponibile a metterli, per aiutare la giustizia. Confido che poi i risarcimenti di parte civile faranno sì che i mafiosi ripaghino alla collettività il tendone che è servito per condannarli».
Dopo l’ennesimo grido di allarme del presidente del tribunale, Francesco Maria Caruso, sul rischio concreto che il processo Aemilia non si possa celebrare nella sua sede naturale, quale è Reggio Emilia, perchè ancora nessuno - è il Ministero della Giustizia che lo deve fare - ci mette i soldi, ma rischi di traslocare nell’aula bunker di Firenze, è il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, a lanciare la proposta: quella che anche i Comuni facciano la propria parte.
Non bastano 100mila euro per l’allestimento di una tensostruttura in cui ospitare il primo grande processo contro l’ndrangheta: il preventivo parla di almeno 300mila, somma che non tiene conto dei costi di gestione per un procedimento che potrebbe durare anni. Ma Cavallaro ha chiaro in mente perchè, per Reggio Emilia, è importante che il processo resti qui. «Gli anticorpi credevamo di averli, invece non ce li abbiamo avuti. Facciamo che ci serva un vaccino: dove si svolge il processo può essere determinante. Abbiamo l’esperienza con il processo Eternit, che si tiene a Torino, di come sia complesso averlo lontano» dichiara.
Non ha dubbi sulla necessità di tenere a Reggio il processo il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini: «Sarebbe una sconfitta la comunità reggiana. Se il Ministero non individua le risorse, credo sarebbe molto importante che si costruisse una alleanza tra le amministrazioni pubbliche, il mondo dell'impresa e le associazioni di categoria. E' fondamentale che il processo resti a Reggio, perché la comunità deve esserne parte attiva, deve poter assistere e capire come queste persone hanno saccheggiato il territorio».
«Tenere il processo a Reggio Emilia è fondamentale. Non per una questione di immagine, ma sostanziale» sono le parole di Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano. «Sento una forte responsabilità sulle mie spalle - confida - come sindaco di un Comune sovraesposto. Ognuno faccia la propria parte, in primis il Ministero. Poi, tra persone serie, se c’è bisogno, anche il mio Comune ci sta».
E’ più cauto Roberto Angeli, il sindaco di Reggiolo, tra i Comune costituiti parte civile. «E’ cruciale che sia il Ministero a pagare, i Comune sono già sempre più in difficoltà a chiudere il bilanci. Sarei più propenso a usare quei soldi per altri progetti di sensibilizzazione. Credo - conclude - che cambi poco se va a Firenze».
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