Violenza in carcere: scagionati 14 agenti
L’accusa di lesioni partì dai quattro fratelli tunisini Rhimi rinchiusi alla Pulce: il caso è stato archiviato
REGGIO EMILIA. E’ finita in una bolla di sapone la vicenda giudiziaria che ha avuto il proprio “cuore” nel carcere della Pulce fra la primavera 2012 e l’inizio del 2013. Quattordici agenti di polizia penitenziaria non sono infatti più indagati in quanto il caso è stato archiviato dal gip Giovanni Ghini. Non hanno retto le accuse dei quattro fratelli tunisini Rhimi (Ayachi, Hicham, Tarek e Maher) finiti in cella perché condannati come “padroni” dello spaccio di droga in centro a Reggio: in carcere sostengono di aver subìto _ nel citato periodo di detenzione _ calci e pugni a raffica da parte degli agenti, a cui le guardie carcerarie hanno replicato parlando dei quattro come innescatori di subbugli all’interno della Pulce. Lo stesso pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta, ha chiesto l’archiviazione, affiancata in tal senso dalle valutazioni dei legali dei 14 agenti (gli avvocati Federico De Belvis, Liborio Cataliotti e Donata Cappelluto). Di diverso avviso l’avvocato Mattia Fontanesi _ il legale tutela i quattro nordafricani _ che voleva legare la prosecuzione delle indagini a nuove testimonianze, cioè quelle dei familiari dei suoi assistiti. Ma per il gip Ghini tutto è naufragato e l’ha messo nero su bianco nell’ordinanza emessa: non può reggere l’accusa di lesioni (mancano querela e certificati medici, c’è solo un esposto) e nemmeno quella di maltrattamenti (il reato prevede l’abitualità di condotte in questo caso dei 14 agenti, ma ciò non emerge dai racconti dei fratelli Rhimi che parlano di persone diverse che agiscono contro di loro e atti sporadici), inoltre il giudice ha ritenuto inutile sentire i familiari che, non essendo testimoni oculari, non possono aggiungere nulla di significativo a quanto già raccolto dagli investigatori. Caso chiuso e i quattro fratelli tunisini da tempo trasferiti dal carcere della Pulce. (t.s.)
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