«Dall’Irlanda al Portogallo così si cresce viaggiando»
L’esperienza di un gruppo di studenti che hanno diviso due appartamenti a Malta svolgendo uno stage lavorativo all’interno delle strutture per l’infanzia dell’isola
REGGIO EMILIA. «Un pur breve periodo di lavoro all’estero, durante gli ultimi anni di studio nelle scuole ed istituti superiori, può avere una profonda incidenza sulle decisioni da compiere per il resto della nostra vita».
All’unisono, ieri mattina nell’Aula magna dell’Università, decine di giovani hanno raccontato come hanno vissuto oltre confine un tirocinio formativo della durata di un mese. Una esperienza – hanno confessato – che li ha maturati e che peserà certamente sulle scelte di studio e di lavoro. Davanti ai compagni di studio ed ai colleghi di vari istituti scolastici, hanno mostrato immagini e filmati dei luoghi in cui hanno sostato, documentato l’impegno svolto, proposto i volti di coloro che li hanno accolti, le nuove amicizie contratte con persone sconosciute ma cordiali e accoglienti. Dopo un primo attimo di comprensibile timidezza hanno narrato con dovizie di particolari come alternavano i momenti di riposo a quelli di lavoro, descritto le bellezze ambientali, spiegato come comportarsi in quei frangenti ad altri giovani intenzionati a provare un analogo percorso. Molte e ragazze. Riportiamo le voci di alcuni di loro.
Francesco Ghio, che è di Bibbiano ed è allievo delle Magistrali Canossa, ha soggiornato a Lisbona, in Portogallo, dove è stata impegnato in un centro parrocchiale e destinata alla cura dei bambini.
«Ho imparato la lingua portoghese – ha raccontato – e mi sono misurato con i più piccini. E’ servito a schiarirmi le idee perché penso di iscrivermi all’Accademia del Teatro di Milano e dovrò rapportarmi ai più giovani. Consiglio agli altri miei coetanei di andare in quel magnifico Paese».
Matilde Zurli, diciottenne di Cavriago ed iscritta al Liceo Scientifico Moro, ha approfondito invece la lingua anglosassone ed ha spiegato: «Ho vissuto in Galles, a Cardiff, in una famiglia che disponeva di un laboratorio nel quale, oltre a migliorare il mio inglese, ho fatto esperienze interessanti sugli agenti chimici che vengono impiegati nella lotta ai parassiti. Ciò ha confortato la scelta di carattere scientifico che penso proseguirò nel mondo accademico. Mantengo ottimi rapporti con chi mi ha accolto e penso che dopo Natale tornerò un poco lassù».
Luca Costantin, 18enne di origine moldava che abita a Pieve Modolena ed è studente dell’Istituto Motti, dopo il mese di agosto in tirocinio a Malta ha posticipato di altri 30 giorni il rientro.
«Operavo come aiuto cuoco – si è giustificato - in un ristorante italiano e mi sono trovato così bene che tornerò sicuro a rivedere e rivivere quei luoghi. Ho imparato a cucinare ma anche ad arrangiarmi adattandomi alle abitudini ed usanze di quei luoghi».
Ma ci sono anche racconti collettivi.
Come quelli proposti da cinque allieve di vari istituti accomunate dalla permanenza a Malta. Si tratta di Federica Iori e Carlotta Torelli, della Matilde di Canossa, di Laura Paciotti che studia all’Istituto Motti ed ovviamente è stata impiegata in cucina, di Veronica Setti che studia al Pascal ed ha operato in una fattoria, di Veronica Ruozzi del Moro. Sono state accomunate dall’autogestione diretta di due appartamenti. Esperienza positiva per la lingua e la compagnia; giudicati un po’ scomodi i trasporti interni all’isola e il fatto che, operando spesso accanto a dei bambini, sono state contagiate da un virus infantile. Lo dicono però sorridendo.
Da segnalare anche Vacar Fahat dell’Istituto Carrara di Guastalla, che è andato in Irlanda ed ha imparato a destreggiarsi nelle problematiche della contabilità e dell’amministrazione aziendale.
Forse un po’ meno complesse della analoga normativa italiana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
