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Prende a bastonate l’auto dei carabinieri per andare in cella

Prende a bastonate l’auto dei carabinieri per andare in cella

Rubiera: sfrattato e senza lavoro, 53enne si sfoga: «Almeno in carcere mangio». Ma il giudice lo libera

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RUBIERA. Vistosi senza un tetto e senza un soldo per comprarsi da mangiare, ha tentato, a colpi di bastonate all’auto di servizio dei carabinieri, di finire in carcere «dove almeno – dice il protagonista di questa storia che sa tanto di disperazione – ho un posto in cui dormire e rifocillarmi».

Una vicenda anche paradossale, perché il disoccupato 53enne Roberto Leo non solo si è messo in grossi guai, ma non è nemmeno riuscito nel suo intento di finire in cella...

Tutto è iniziato martedì mattina, quando nell’appartamento di viale Matteotti si presentano l’ufficiale giudiziario, il comandante dei carabinieri di Rubiera (il maresciallo Gabriele Mastroianni) e il fabbro: dopo due rinvii, stavolta Leo viene sfrattato. E’ calmo, chiede di fare una doccia prima di lasciare l’abitazione, ma non gli viene permesso. Raccoglie le sue cose in una borsa e scende per le scale insieme al maresciallo per poi andare in cantina.

Ma è in questo momento che scatta – improvvisa – la rabbia del 53enne che impugna di scatto il manico di uno spalaneve. Per l’accusa cerca di colpire il comandante, per poi dirigersi verso la gazzella dei carabinieri e distruggere – a bastonate – il lunotto e il parabrezza dell’auto.

Uno “show” che gli costa quattro accuse: resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, nonché danneggiamento aggravato e porto abusivo d’arma. Poche ore dopo, cioè ieri mattina, il disoccupato – difeso dall’avvocato Luigi Scarcella (studio legale Bucchi) – ha raccontato la sua versione in tribunale a Reggio.

«Scendendo le scale ho rimuginato sulla mia situazione disperata e mi sono arrabbiato – spiega al giudice Alessandra Cardarelli – ma il maresciallo ha frainteso, non volevo colpirlo. Ho danneggiato l’auto per andare in carcere: almeno lì ho un posto dove vivere». Il difensore ha parlato – chiedendo la scarcerazione– della «disperazione in un momento di comprensibile fragilità psichica, il che non significa che lo rifarà».

Il giudice ha optato – come richiesto dal pm – per l’obbligo di firma, mentre il processo si terrà a metà gennaio. «Non vado dentro? Cercherò – dice senza scomporsi – ospitalità alla Caritas a Reggio». (t.s.)

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