Storica spaccatura nella Cgil, fronda contro il segretario Mora
Resa dei conti in oggi: sei categorie chiedono un cambio di rotta al segretario nella sede territoriale regggiana, da sempre feudo della Fiom di Landini. A rischio l’unitarietà: non era mai successo dal Dopoguerra ad oggi
REGGIO EMILIA Troppa autonomia politica da parte del segretario Guido Mora e troppa influenza della Fiom nelle nomine della segreteria generale a discapito di altre categorie. È il pensiero espresso dalla Filctem (chimica, tessile, energia), Fillea (legno e costruzioni), Flai (agroindustria), Funzione Pubblica, Spi (pensionati) e bancari, che chiedono di pesare di più nelle decisioni di vertice.
Un assunto che ha dato luogo ad un lungo braccio di ferro all’interno della Camera del lavoro di Reggio Emilia e che oggi dovrebbe giungere a una resa dei conti a viso aperto durante l’assemblea generale nella quale tornerà a concretizzarsi - secondo le premesse - una mozione già vista in passato e che produrrà con buona probabilità un documento di rottura firmato dalle sei categorie.
Queste chiederanno a Mora di fare proprie, una volta per tutte, le istanze anche della minoranza, come stabilito in passato da un patto che non sarebbe stato onorato fino in fondo. Se così non fosse, per la prima volta dal Dopoguerra ad oggi la Cgil di Reggio - che avrà conseguenze sul fronte sindacale - sarà politicamente spaccata in due. Verrà così meno l’unitarietà che l’ha sempre contraddistinta. Un fatto che sta impensierendo anche Roma, dove viene replicato il confronto giocato sul duopolio Fiom-Landi e Camusso.
A livello pratico il nodo è presto detto. La segreteria generale è formata da cinque membri: Mora, Ramona Campanari e Vanna Gelosini (sostenuti dalla maggioranza guidata dalla Fiom e che ha il 60%), mentre Matteo Alberini e Luca Chiesi sono parte della mozione delle sei categorie che ha il 40%. Una suddivisione stabilita a tavolino al congresso del marzo di due anni fa, durante il quale, vista la sostanziale parità tra le due mozioni, furono concessi a Mora 17 delegati per rendere “governabile” il sindacato reggiano, che poteva così uscire dallo stallo. In cambio Mora doveva offrire spazio alla minoranza, che nel tempo ha visto logorarsi il rapporto con il leader.
Proprio oggi si deve sostituire Alberini, giunto a scadenza. Le affermazioni cambiano a seconda di chi suona la campana ma secondo quanto appreso, la minoranza vuole mantenere la posizione lasciata vacante da Alberini. La maggioranza, però, avrebbe accettato la nomina in continuità solo in caso di un passo indietro del responsabile dell’organizzazione Luca Chiesi, sodale della minoranza.
La Camera del lavoro di Reggio Emilia sta vivendo una spaccatura pesantissima, «probabilmente la più lacerante dagli anni Quaranta ai giorni nostri», dicono gli stessi funzionari di via Roma, storico feudo della Fiom, sigla che ha partorito negli anni leader di caratura nazionale come Maurizio Landini, sindacalista oggi assurto al ruolo di capopopolo, passato dai comizi nelle fabbriche al tener testa a politici e imprenditori di spicco, infiammando di entusiasmo la base.
Una figura influente sullo scacchiere nazionale ma che a Reggio è sempre rimasto piuttosto defilato. Ciò nonostante nella Camera reggiana sono molti a muoversi in suo nome e in opposizione al segretario nazionale Susanna Camusso, la quale non riesce invece a fare breccia nella provincia rossa. Una dinamica che porta la spaccatura del sindacato reggiano ad assurgere al ruolo di caso nazionale.
La polemica interna è di carattere politico. Tutti in Cgil sono contrari al Jobs Act ma diverse sono le declinazioni, ad esempio, sulla crisi della cooperazione, verso la quale pochi giorni fa, Mora ha lanciato bordate ad alzo zero. Goccia che ha fatto traboccare il vaso.
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