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Lettere diffamatorie contro il sindaco di Canossa

Lettere diffamatorie contro il sindaco di Canossa

Le missive anonime recapitate in copia anche ad altri cittadini. Aperta una indagine da parte dei carabinieri

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CANOSSA. Lettere di cattivo gusto, dai toni aggressivi e accusatori, scritte al computer e imbucate a mano nella cassetta della posta. Ovviamente senza firma.

A Luca Bolondi, sindaco di Canossa, ne sono arrivate almeno sette. «Ho iniziato a riceverle subito dopo il mio insediamento – racconta il primo cittadino –. All’inizio erano indirizzate solo a me, poi hanno cominciato ad arrivare in contemporanea anche ad altre persone, comuni cittadini, che nulla avevano a che fare con me o le scelte dell’amministrazione».

E anche se non contenevano minacce, non si può certo dire che fossero scherzose. «Non posso rivelare il contenuto delle missive anonime – precisa Bolondi – perché ora sono in corso le indagini, ma non si trattava di sciocchezze. Una volta chi scriveva era una madre, una volta un padre, un’altra un fratello, ma il tono era sempre lo stesso. Le lettere contenevano critiche dure e fuori luogo, accuse scorrette che mettevano in cattiva luce me e il mio operato, ma anche altre persone. Parole diffamanti a cui non potevo in alcun modo ribattere, visto che erano anonime». E il giorno in cui, nella cassetta delle lettere, ha trovato anche un cd con voci registrate, Bolondi ha capito che era giunto il momento di andare a sporgere denuncia alla caserma dei carabinieri di San Polo. «Non ho mai avuto paura per la mia incolumità – spiega il sindaco – ma quando ho visto che le stesse lettere arrivavano anche ad alcuni cittadini e si riferivano a persone a me vicine, o presunte tali, ho deciso di fare un esposto ai carabinieri, e da lì sono scattate le indagini. Se non fossero stati coinvolti altri all’infuori di me, avrei probabilmente continuato a ignorarle, ma così non si poteva andare avanti».

E ora che la questione è nelle mani delle forze dell’ordine, Bolondi vuole lanciare un appello: «Non so se si tratti di bravate – dice – o se dietro queste lettere c’è qualcuno che ha finalità ben precise, ma vorrei che tutti sapessero che la porta del mio ufficio è sempre aperta. Chiunque abbia un problema o abbia bisogno di chiarimenti in merito ad alcune decisioni prese dall’amministrazione, venga a parlarmi. Basta telefonare alla mia assistente e prendere un appuntamento. Anche se poi non mando mai indietro nessuno e ricevo anche senza. E come me sono disponibili i miei assessori e tutti i consiglieri delegati. Scrivere lettere anonime – conclude il primo cittadino – non serve a niente, senza firma non si può dare importanza alle parole. Se qualcuno ha qualcosa da dire, invece, è bene che ci metta la faccia: venite pure in Comune, ne parleremo insieme e cercheremo di risolvere la faccenda». (m.r.)

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