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Delitto di viadana, Roberto infante

Niente rito abbreviato al complice di Boretto

Niente rito abbreviato al complice di Boretto

BORETTO. Sì al processo in rito abbreviato a due dei tre indagati per l’uccisione Giorgio Gobbi, il 43enne imprenditore di Cicognolo, originario di Rivarolo Mantovano freddato il 4 dicembre dello...

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BORETTO. Sì al processo in rito abbreviato a due dei tre indagati per l’uccisione Giorgio Gobbi, il 43enne imprenditore di Cicognolo, originario di Rivarolo Mantovano freddato il 4 dicembre dello scorso anno con due colpi di fucile a canne mozze nella sede della sua ditta di Viadana, la Luma srl. Luciano Bonazzoli, il 48enne cognato della vittima, che ha premuto il grilletto e confessato il delitto, avrà uno sconto di pena di un terzo, che è ciò che il tipo di procedimento (privo del dibattimento pubblico e basato solo sulle prove raccolte nel corso delle indagini preliminari) prevede. Stesso sconto di pena sarà applicato per Edo Dolci, il 50enne di Marmirolo che avrebbe avuto il ruolo di ripulire il sangue sul luogo del delitto e di disfarsi della doppietta, facendola a pezzi e gettandola nelle acque del Diversivo a Soave di Porto Mantovano.

Affronterà invece i giudici in Corte d’Assise il terzo complice, Roberto Infante, il 51enne artigiano edile di Boretto, accusato di aver aiutato Bonazzoli nelle fasi dell’omicidio e del trasporto del cadavere di Gobbi, abbandonato nel baule della sua Range Rover nel parcheggio di un centro commerciale alle porte di Parma. Anche per lui l’accusa di concorso in omicidio premeditato e occultamento di cadavere.

L’udienza di ieri è servita anche al giudice Matteo Grimaldi per fissare due date: il 9 dicembre per l’interrogatorio di Bonazzoli, e il 18 gennaio per sentire la madre della vittima a cui l’imprenditore mantovano aveva inviato un’accorata lettera per riconoscere i propri errori e pregarla di perdonarlo.

Nel corso dell’udienza di ieri il giudice, dopo due ore di camera di consiglio per decidere sulle questioni poste dai legali, ha anche respinto la richiesta del difensore di Roberto Infante che chiedeva la restituzione di abiti, telefonino e Audi A6 sequestrati al momento dell’arresto. Il motivo: fino alla sentenza di primo grado saranno considerati possibili elementi di prova.

Infine il giudice ha disposto, che la convivente di Giorgio Gobbi, Alina Vasilica Motogna, (che s’è costituita parte civile, con l’avvocato Sara Guastalla, avanzando una richiesta di risarcimento di oltre 300mila euro) renda alla madre della vittima, Eurosia Branchi (anche lei parte civile nel procedimento) ciò che Gobbi aveva indosso al momento dell’omicidio.

Nell’udienza del 9 dicembre Bonazzoli confermerà la sua versione. E cioè che ad armargli la mano sia stato il terrore del cognato, il cui nome compare tra gli indagati dell'inchiesta della Procura antimafia di Brescia. Dietro il delitto una vicenda di debiti: Gobbi, secondo la versione dell’omicida, lo tempestava di richieste e minacce per riavere i gioielli e gli orologi per 150mila euro che gli aveva affidato oltre un anno prima. Ma lui non poteva farlo: aveva venduto tutto per giocare alle slot.

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