Il maxi-processo si allontana da Reggio
Pool di tecnici del Ministero a Palazzo di Giustizia per verificare la fattibilità della creazione di un’aula nella tensostruttura
REGGIO EMILIA. Uscendo dal palazzo di via Arenula, il sindaco Luca Vecchi si dice «ancora fiducioso che il processo possa celebrarsi a Reggio». Ma forse, della delegazione reggiana che ieri è stata a tu per tu con i dirigenti del Ministero di Giustizia, è l’unico a conservare questa dose di ottimismo: «Mi è parso che tutti i nostri interlocutori, dal capo di gabinetto del guardasigilli, il dottor Giovanni Mellillo, fino ai dirigenti dei vari dipartimenti abbiano compreso le motivazioni per le quali un territorio intero vuole con forza che il processo si celebri qui. Il loro non è stato per nulla un approccio burocratico al tema, come magari si poteva anche temere alla vigilia». E come segno di buona volontà, il ministero è deciso ad approfondire ulteriormente la questione: «Già da domani (oggi, ndr) un gruppo di dirigenti del ministero sarà a Reggio per verificare concretamente la fattibilità di celebrare il dibattimento nella nostra città».
Tutto bene dunque? Non proprio. Perché questo è tutto quello che la delegazione è riuscita strappare, dopo tre ore di serrato confronto in via Arenula.
Con una certezza, in negativo: il prefetto Raffaele Ruberto, dopo un confronto con i vertici di un altro ministero, quello dell’Interno, ha dovuto comunicare ai partecipanti alla riunione in via Arenula che per l’eventuale svolgimento a Reggio della fase dibattimentale del processo, non sono previste dotazioni aggiuntive in termini di agenti. Se non è questa una pietra tombale sulle aspettative reggiane poco ci manca, dal momento che quello della sicurezza è il tasto su cui hanno picchiato con maggiore insistenza i dirigenti del ministero, dando a tutti la netta impressione di considerare assolutamente inadeguata l’idea di una tensostruttura.
Del resto, quello che riguarda il progetto della tensostruttura è l’unico passaggio della nota diffusa in serata da via Arenula che tradisce toni tranchant: «Il ministero - si legge in una nota - è pronto a dare il più ampio supporto per verificare le ipotesi di celebrare la seconda fase del maxi processo Aemilia nella sede del tribunale territorialmente competente, ipotesi allo stato tuttavia ancora prive di sostanziale contenuto».E si è registrato un «positivo clima di cooperazione istituzionale».
Le verifiche concordate «dovranno svolgersi nei prossimi giorni e dovranno comprendere anche i relativi, rilevanti profili di gestione dell'ordine pubblico e della sicurezza delle condizioni di svolgimento del processo», sottolinea una nota di via Arenula.
Proprio i vertici operativi del ministero hanno poi sottolineato che l’ultima parola spetterà al presidente della Corte d’appello, una volta che le verifiche del pool di tecnici saranno ultimate.
I tempi sono stretti, strettissimi: entro il 18 dicembre, dovrà essere presa una decisione definitiva. Dieci giorni in cui è davvero difficile che esca qualche novità clamorosa dal cilindro.
massimosesena
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