Sanità, i sindacati scrivono a Bonaccini «Così salta il sistema»
Sotto accusa i nuovi orari stabiliti dalle aziende sanitarie dettati da una direttiva europea sui riposi del personale
REGGIO EMILIA. I sindacati avevano puntato l'indice contro le direzioni del Santa Maria e dell'Ausl quando, lo scorso 19 novembre, avevano manifestato davanti al nuovo parcheggio dell'arcispedale contro il peggioramento delle condizioni di lavoro dovuto all'adeguamento alla normativa europea sui turni di riposo. Il problema, però, è identico nel resto dell'Emilia-Romagna. Tant'è che ora le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil funzione pubblica chiedono un incontro urgente al presidente della regione Stefano Bonaccini e all'assessore alla sanità Sergio Venturi, allo scopo di risolverlo sbloccando il turn over, in modo da sostituire tutto il personale che cessa dal servizio.
I nodi sono venuti al pettine lo scorso 25 novembre con l'entrata in vigore della legge 161 del 2014, che il Parlamento aveva approvato per evitare la sanzione dell'Europa. Vi si prevede l'obbligo di rispettare il riposo di undici ore fra un turno e l'altro e il riposo settimanale di complessive 35 ore (24 più 11).
Occorrerebbe, perciò, un maggior numero di infermieri, ausiliari e tecnici per assicurare ai pazienti la stessa assistenza coprendo le assenze di un personale invecchiato e logorato da incarichi pesanti. Al contrario, le direzioni sanitarie delle aziende emiliano-romagnole - sempre secondo i sindacati - si stanno adeguando alla novità imponendo turni con due e perfino tre notti consecutive di lavoro. Così una norma sollecitata da alcune sigle sindacali si ritorce di fatto contro i lavoratori.
«A nostro parere - aveva detto Elena Strozzi della Fp-Cgil - in provincia di Reggio una migliore organizzazione del lavoro richiede l'assunzione di trecento dipendenti nell'organico integrativo, che serve a coprire le assenze. Invece le direzioni sanitarie pensano di ripristinare un'articolazione oraria particolarmente faticosa, denominata turno in decima, che esisteva quarant'anni fa».
«Sta venendo alla luce - denunciano i sindacati regionali - l'inadeguatezza delle dotazioni organiche delle aziende sanitarie dell'Emilia-Romagna. Può essere l'avvio della destrutturazione del servizio sanitario regionale che metterebbe a rischio il diritto alla salute costituzionalmente garantito».
Le organizzazioni dei lavoratori individuano, all'origine delle attuali difficoltà, gli standard di assistenza ridotti l'anno scorso dalla conferenza stato regioni.
«L'Emilia-Romagna - spiegano - deve adeguare la propria rete ospedaliera al decreto ministeriale 70, che riduce i posti letto a non più di 3,7 ogni mille abitanti. Inoltre ormai da tre anni il turn over è limitato al 25% del personale cessato. Perciò il sistema si regge sull'aumento degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive dei lavoratori, che saltano le giornate di riposo per sostituire i colleghi assenti».
A loro avviso, quindi, occorre sbloccare il turn over: «Altre regioni, Lombardia e Veneto per prime, si sono mosse o si stanno muovendo in tal senso con atti deliberativi che tengono insieme il rispetto degli orari di lavoro con il potenziamento strutturato degli organici».
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