Gazzetta di Reggio

Reggio

«A soffiare sul fuoco è stata la Camusso»

di Enrico Lorenzo Tidona
«A soffiare sul fuoco è stata la Camusso»

Mora: «Ha preso le parti della Fillea di Reggio durante una vertenza. Ma ora possiamo tornare a combattere per i diritti»

5 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Una Cgil spaccata in due è debole» ma la sua segreteria a forte matrice Fiom ha ora le mani più libere per riportare l’organizzazione ad essere un sindacato di lotta, vocazione persa nell’ultimo anno e che caratterizza invece Reggio Emilia, da sempre in aperta contesa con la segreteria nazionale e Susanna Camusso, che avrebbe soffiato sul fuoco agevolando una frattura interna in via Roma giudicata ormai insanabile.

A bocce ferme, il giorno dopo la sostanziale uscita dalla segreteria generale reggiana della Cgil di ben sei categorie, il segretario Guido Mora dice di essere «amareggiato per la spaccatura», sospinta anche da «pressioni dei poteri forti» giunte direttamente dal nazionale e dal segretario Camusso, che ha preso le parti di una funzionaria della Fillea che aveva un contenzioso aperto sulle nomine direttamente con Mora. «Ho sempre permesso il confronto: la scelta di andarsene è stata della minoranza, non mia: io non ho cacciato nessuno, anche se i gossip dicono questo. Non a caso ho comunicato ieri che dopo le sue dimissioni, il posto di Chiesi rimarrà vacante».

Segretario Mora, nominare un suo uomo al posto di Alberini della minoranza non è stata un atto ostile?

«No, il problema è partito molto tempo fa: giovedì è stato solo l’ultimo capitolo».

Cosa non è funzionato tra le due anime?

«Abbiamo diverse visioni a livello politico, a partire dalle linee nazionali, dove l’unico scatto compiuto negli ultimi tempi dalla Cgil è stata la definizione del cosiddetto Piano per il lavoro che prevedeva un deciso intervento dello Stato per risollevare l’economia. Ma invece che combattere contro l’austerità europea, il piano si è fermato e la segretaria Camusso ha addirittura firmato con le banche una lettera per chiedere di inserire a livello costituzionale il pareggio di bilancio. L’opposto di ciò che dovevamo fare».

Questo atteggiamento di “lotta” non rischia di isolarvi?

«Sì. E la strategia nazionale ha un effetto anche nei rapporti sulla Cgil di Reggio. Ma gli iscritti nel 2010 hanno scelto la nostra linea: volevano un cambiamento radicale».

La minoranza dice il contrario.

«Il sottoscritto non ha mai nascosto le sue opinioni sui temi generali, sia quando è stato eletto tre anni fa sia quando è stato rieletto al congresso del 2014. Quando esprimo giudizi critici, anche aspri, nei confronti di scelte nazionali lo faccio pensando di rappresentare la maggioranza di questa organizzazione reggiana. Altrimenti non sarei ancora qui».

Secondo lei si tratta di un attacco personale?

«Deve chiederlo agli altri, non a me. Credo di aver gestito la segreteria con trasparenza. Non c’è mai stata una divergenza di opinioni rilevante su temi territoriali della Cgil di Reggio. Questo vuol dire che il mio compito di sintesi e collegialità ha funzionato».

La rottura non rischia di essere un pericoloso fattore di debolezza?

«Certo. Ritengo sia un errore grave costituire un fantomatico coordinamento fra segretari di categoria. Durante le ultime quattro verifiche interne la maggioranza è stata confermata. E maggioranza a casa mia significa una cosa precisa: è il mandato per governare».

La spaccatura non è stata una dimostrazione di forza da parte della sua mozione, da sempre ispirata dalla Fiom e da Landini?

«No. A Reggio abbiamo un alto tasso di confederalità. La segreteria ha sempre avuto un ruolo fortissimo di intermediazione tra i tanti pezzi. I rapporti sono andati in tilt con la vicenda del rinnovo del gruppo dirigente della Fillea, la categoria degli edili. Lì è partita la resa dei conti. Nonostante un accordo a tutti i livelli, una funzionaria non ha voluto essere ricollocata altrove. Questo è stato il fattore scatenante di un confronto nel quale sono intervenuti i poteri forti superiori».

Parla della Camusso?

«Certo, è intervenuta direttamente lei. Tanto che le ho scritto una lettera precisa, a lei indirizzata, affermando che il suo intervento era assolutamente inaccettabile».

Perché era stata scavalcata la segreteria?

«No, perché secondo me si è scatenata una resa dei conti politica dal nazionale che non accetta che a Reggio sia attiva un’esperienza diversa rispetto al quadro nazionale, dove la nostra mozione è maggioritaria. Questa di Reggio è vista come un’anomalia».

Quindi la guerra in Fillea è stato un pretesto secondo lei?

«Credo di sì».

Il fatto che i rapporti di forza siano quasi paritari a Reggio tra le due mozioni non rappresenta un ulteriore fatto di criticità?

«Sicuramente e la mia volontà non è mai stata di superare il patto unitario. Chiaro che nel momento in cui all’interno di una segreteria, fatta la scelta di rinnovamento del gruppo dirigente della Fillea, una parte di questa segreteria modifica le proprie opinioni a mio parere su pressioni esterne, vengono meno le condizioni di unitarietà».

Cosa cambia con questa rottura nei confronti anche del rapporto sindacale con i lavoratori. Parlerete a più voci?

«Questo non può e non deve succedere, va contro le regole statutarie e significherebbe boicottaggio. Credo di poter escludere che accada».

Anche perché mancano quattro anni al congresso. Non diventerà logorante andare avanti divisi?

«È una situazione che non ho voluto ma andrà affrontata con correttezza. Io continuerò a produrre un confronto sempre più chiaro con tutti gli organismi dirigenti. Così anche la minoranza deve fare i conti col fatto che ha scelto di uscire dalla segreteria e non può tradurre questo in un boicottaggio dell’attività».

Ci sono temi rilevanti come la riforma del lavoro. Come vi muoverete?

«Anche sul Jobs act la pensiamo diversamente. Avevamo promesso di continuare la mobilitazione e invece si è bloccato tutto. In pratica la Cgil quest’anno ha smobilitato. È chiaro che adesso ci possono essere le condizioni per recuperare questa iniziativa attraverso la proposta del nuovo statuto dei lavoratori, attraverso referendum abrogativo del Jobs act che sono in via di definizione a livello nazionale. Senza dimenticare le pensioni, argomento che abbiamo abbandonato dal 2011 ad oggi, proprio nel momento in cui doveva essere affrontato».

Anche sulla cooperazione vi siete scontrati tra mozioni?

«Io ho criticato apertamente una cooperazione che si è sempre più sentita in dovere di rispondere alle logiche di competizione di mercato che ai soci. Nell’ambito delle coop di servizi c’è stata una degenerazione dei diritti. Nella produzione lavoro abbiamo a che fare con un settore, come l’edilizia, è quasi dismesso. Su queste questioni c’è sempre stato un ampio dibattito rimasto soffocato nella Cgil. Bisognava parlare di strategia di rilancio non solo di gestione degli ammortizzatori. Il tema vero che non ha permesso di mettere in piedi un tema generale è stata la Fillea. Ad esempio bisognava non accettare i tagli di salario senza strategie di rilancio come alla Cormo. Lì l’iniziativa della Cgil doveva essere forte. Per questo dico che c’è stato un ruolo del sindacato che è mancato. Non so se poteva risolvere i problemi del settore ma forse la condizioni attuale poteva essere migliore. Abbiamo perso un intero settore».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google