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Chiostri di San Pietro: ecco il progetto

di Roberto Fontanili
Chiostri di San Pietro: ecco il progetto

Quasi quattro milioni d’interventi tra il restauro e il nuovo edificio al posto dei vecchi magazzini, da demolire

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REGGIO EMILIA. Un finanziamento dalla Regione di 3 milioni di euro, a cui il Comune aggiungerà di suo altri 750mila euro.

E’ l’importo necessario per la realizzazione del primo stralcio lavori per il recupero e la valorizzazione dei Chiostri di San Pietro e la realizzazione nell’area cortiliva (al posto dei locali di servizio attuali) di un nuovo edificio che ospiterà un polo della creatività e della innovazione sociale e una caffetteria.

Ora i soldi ci sono e si può partire: l’annuncio è statto dato ieri dal sindaco Luca Vecchi e dall’assessore alla partecipazione Valeria Montanari. Proprio all’interno dei Chiostri che già a partire dalla metà del prossimo anno, inizieranno la loro nuova vita.

Un intervento «leggero e rispettoso dei vincoli architettonici», che però metterà in condizione i Chiostri di San Pietro di essere fruibili tutto l’anno e non solo nel periodo estivo.

Gli interventi principali verranno effettuati al seminterrato, piano terra e piano rialzato del complesso rinascimentale attribuito a Giulio Romano.

In particolare, secondo quanto hanno spiegato ieri alla conferenza stampa, saranno realizzati nuovi servizi igienici, spogliatoi, sarà installato un nuovo ascensore e realizzata una sala polifunzionale da almeno 50 posti.

Il progetto inoltre prevede un intervento sull’area cortiliva dei Chiostri con l’abbattimento delle barriere architettoniche, la creazione di un giardino e l’apertura del passaggio che collegherà via Monte San Michele con la via Emilia.

Una parte del finanziamento regionale (per un importo di 1.200.000 euro) servirà per la realizzazione e il suo funzionamento per i primi tre anni, di un Laboratorio Aperto che sarà gestito da un operatore pubblico - privato. Il nuovo contenitore che lo ospiterà sorgerà dopo l’abbattimento della parte degli edifici di servizio realizzati dai militari e risalenti ai primi del ‘900, (salvaguardando la parte datata 1600) e sarà destinato a Polo della creatività e dell’innovazione per potenziare l’offerta culturale e l’attrattività della città.

«Un progetto - ha sottolineato ieri il sindaco Luca Vecchi - che rappresenta uno dei punti qualificanti della legislatura in corso e che avrà due effetti: il recupero e la valorizzazione di un luogo identitario di Reggio, e, attraverso un processo di rigenerazione urbana, la creazione di un Polo della creatività, un polo votato alla valorizzazione della innovazione sociale, e della partecipazione che va ad aggiungersi a quelli più spiccatamente tecnologici del Tecnopolo e dell’ intervento di riqualificazione su Mancasale, che resta la più grande area artigianale della nostra regione».

L’assessore Valeria Montanari dal canto suo ha invece sottolineato che «si tratta di un progetto che non cambia e non altera la destinazione dell’ ex complesso monastico benedettino, ma ne amplia le funzioni. Nasce un laboratorio che avrà come baricentro la crescita socio - economica e culturale della persona e della comunità e che avrà un ruolo centrale nella rete dei poli culturali espositivi che comprende Palazzo da Mosto, Palazzo dei Musei, palazzo Magnani e Spazio Gerra».

Questa la destinazione concreta di un finanziamento in arrivo dalla Regione per un progetto, che come ha detto l’architetto Massimo Magnani, «salvo ritardi e problemi con la Soprintendenza Regionale, prevede l’inizio lavori a metà 2016 e la conclusione del cantiere sia sulla parte storica sia su quella relativa al nuovo edificio».

«Un intervento integrato - hanno concluso il sindaco e l’assessore Montanari - che in coerenza con le prescrizioni della Regione prevede nel nuovo edificio uno spazio per lavori di gruppo e di incontro, tre spazi Labs space da destinare alla sperimentazione di tecnologie e software, una caffetteria, uffici, e locali di servizio. Creando un luogo che non sia più solo un prestigioso contenitore espositivo, ma anche uno spazio aperto alla partecipazione dei cittadini in cui la cultura nasca dal basso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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