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Verter Barbieri, il primario che viene dalle “serali” per riparatori auto

di Massimo Sesena
Verter Barbieri, il primario che viene dalle “serali” per riparatori auto

L’incredibile cursus studiorum del direttore di otorino premiato come ex studente del Professionale Corni

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REGGIO EMILIA. Ogni anno, l’Istituto tecnico Fermo Corni di Modena premia i suoi ex studenti più illustri. Di solito sono capitani d’industria che hanno cominciato dall’istituto tecnico ad annusare l’odore della fabbrica e in fabbrica poi hanno scalato tutte le posizioni fino al vertice.

Qualche giorno fa, il premio Fermo Corni 2015 è stato assegnato a un reggiano che oggi ha 58 anni. Ed è uno dei medici otorinolaringoiatri più noti in Italia.

Ma prima ha fatto il riparatore di auto e poi il venditore di mangimi nelle fiere, alla guida di un camion per le strade della bassa, tra sagre di paese e mercati del bestiame. Una strada tortuosa, quella che l’ha portato dalla tuta blu al camice bianco, una storia come se ne incontrano poche, dove la necessità ha il sopravvento sulle aspirazioni.

Ma dove alla fine, anche se hai fatto mille deviazioni, arrivi in fondo e sei soddisfatto di ciò che sei diventato. Quasi per caso. Sì perché il caso ci ha messo davvero del suo, nel fare di Barbieri un medico. E’ una storia, quella del dottor Verter Barbieri, che fa riflettere, magari coloro che - genitori o ragazzi che siano - in questi giorni si stanno interrogando sulla scuola o la facoltà da intraprendere.

«I miei - racconta - erano contadini, per molto tempo mezzadri e nei primi anni sessanta, in casa nostra di soldi ce n’erano davvero pochi. Così dopo le medie, invece della scuola scelgo l’avviamento e comincio a lavorare in officina. E mentre lavoro, inizio a frequentare il professionale del Fermo Corni. Alle Serali, sezione riparatori auto. Ho imparato un mestiere, ma soprattutto in quegli anni ho avuto ottimi insegnanti che mi hanno fornito le cosiddette basi e non penso soltanto a quello che ho imparato armeggiando sui motori, quanto piuttosto all’interesse per cose anche lontane da quel mondo. Questione di apertura mentale, insomma...».

Al giovane Verter piace studiare, ma non pensa affatto di fare il medico: «Volevo fare ingegneria, ma a quell’epoca - ricorda - avrei dovuto spostarmi a Bologna, perché a Modena c’erano soltanto i primi due anni. Troppe spese anche in quel caso. Eppoi, mio padre non era proprio dell’idea: voleva che continuassi con lui l’attività della vendita dei mangimi». Ma Barbieri non molla e di nascosto dal padre, si iscrive all’Università, facoltà di Medicina.

«Nessuna illuminazione - ammette candidamente - soltanto una coincidenza, dettata dal fatto che mi era più comodo». Invero, in questa sua impresa, Verter ha un complice, anzi, una complice. «Solo mia madre - dice - sapeva quello che stavo facendo e mi ha aiutato economicamente, senza che mio padre venisse a sapere nulla. Così è stato fino al quinto anno, quando iniziavano le frequenze obbligatorie e dovevo saltare le consegne con il camion».

Alla fine, il padre di Verter si convince - quasi in contemporanea, verrebbe da dire, con lo stesso figlio - che quella è la sua strada. «Mio padre - dice - è mancato alcuni anni fa, ma dopo il primo shock era sicuramente orgoglioso di quello che avevo combinato nella mia vita professionale».

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