Affari e politica, le trame di Grande Aracri
Frijo era socio del fratello del boss nel consorzio Copler e membro del comitato per le primarie Pd con Muraca e Candela
BRESCELLO (REGGIO EMILIA). C’è un filo rosso che collega Francesco Grande Aracri con il mondo della politica locale e l’imprenditoria di Brescello. Un filo teso prima di tutto da Salvatore Frijo, imprenditore edile che compare nella compagine azionaria della Copler, consorzio edile costituito nel 1996 (quando non erano ancora accesi i fari dell’antimafia sul clan a Reggio Emilia) e cessato nel 2012, che funge da comitato d’affari tra Francesco Grande Aracri - colpito venerdì dalla terza ordinanza di sequestro preventivo da parte dell’antimafia di Bologna - e alcuni nomi di spicco dell’imprenditoria cutrese al nord.
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Frijo ha fatto parte come membro indipendente del comitato comunale del Partito Democratico di Brescello formato nel 2007 in vista delle primarie per scegliere un leader tra Veltroni, Letta e Rosy Bindi. Un comitato che vede 20 esponenti tra i quali ci sono anche l’ex storico sindaco Ermes Coffrini (padre dell’attuale sindaco Marcello), l’ex consigliere comunale Francesco Candela e l’ex sindaco Giuseppe Vezzani.
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LA LETTERA. Frijo, infatti, è il firmatario di una lettera pubblicata sul nostro giornale il 12 febbraio del 2008 (scritta in difesa della comunità calabrese dopo alcuni articoli sulle infiltrazioni malavitose nella provincia reggiana) assieme a Gaspare Muraca, noto imprenditore calabrese di Brescello che si firma «consigliere regionale e provinciale del Pd». Muraca assieme al fratello Salvatore è persona attiva nella vita brescellese, dalla parrocchia fino alle attività sportive che in alcuni casi sponsorizza.
Lo scorso aprile i 2 fratelli sono finiti all’attenzione della commissione prefettizia che tra una settimana concluderà le relazione dopo 6 mesi di indagini attraverso le quali ha cercato di capire se ci siano o meno infiltrazioni della ’ndrangheta nell’amministrazione. La prefettura di Reggio Emilia ha respinto l’iscrizione nella white list della società Emiliana Costruzioni di Brescello di Salvatore Muraca a causa di un contratto di locazione stipulato con un’azienda in odore di ’ndrangheta. All'interno dell’Emiliana Costruzioni compare un’altra persona sempre inquadrata dalla commissione prefettizia, il 58enne Francesco Candela, che svolge la funzione di responsabile tecnico nella ditta dei Muraca e che ha firmato la lettera del 2008 insieme a questi e Frijo.
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IL CONSIGLIERE. Candela, oltre all’impiego privato per Muraca, è stato per due legislature consigliere comunale quando era sindaco Giuseppe Vezzani, dal 2004 fino all'anno scorso. Alla sua prima nomina Candela entrò nella commissione urbanistica permanente insieme a diversi altri consiglieri, tra i quali l'attuale sindaco in carica Marcello Coffrini. La stessa lettera comparsa sulla Gazzetta è assai interessante perché in tempi non sospetti (era il 2008 per l'appunto) Muraca, Frijo e Candela rivelano di avere un ruolo di collettori tra imprenditoria, politica e amministrazione comunale, con aderenze alla comunità reggiana, quella calabrese e, tramite Frijo, direttamente con Grande Aracri. I tre nella lettera affermano di essere membri attivi a Brescello «nel sociale, nelle parrocchie, nel volontariato, nelle istituzioni politico-amministrative». Fatto noto a tutti, scrivono: «Gli esempi sarebbero innumerevoli e chi ci conosce sa bene come ci comportiamo» scrivono i tre.
LE MINACCE IN PIAZZA. Frijo, dopo la lettera del 2008, si è cacciato in guai seri. Il 49enne è accusato con Carmine Rondinelli - del quale ha sposato la figla - di aver minacciato più volte tra il 2009 e il 2010 la consigliera della Lega Nord di Brescello Catia Silva, che li ha citati in giudizio perché i due le intimarono di mollare la presa sui Grande Aracri, da sempre obiettivo delle invettive della consigliera di minoranza a Brescello. «Ti incaprettiamo.
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Vedrai quello che ti succede quando esce Grande Aracri dal carcere. Leghista di merda ti facciamo fuori» le dissero. Un processo passato ora di grado, visto che è stata ravvisata la finalità mafiosa essendo coinvolto nelle minacce alla Silva - avvenute nel 2009 - anche Alfonso Diletto, considerato uno dei capibastone del clan finito in carcere in seguito all’inchiesta Aemilia. Con lui, sempre per minacce alla Silva, sono indagati anche Salvatore Grande Aracri (35 anni, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote di Nicolino Grande Aracri) e Girolamo Rondinelli.
IL COMITATO IN CASA. Le interconnessioni sono diverse e tra i personaggi in questione ci sono legami sia d’affari che di parentela. Al centro del filo rosso spicca però Francesco Grande Aracri che - è bene ribadirlo - non è indagato in Aemilia. Su di lui, però, la Dda di Bologna sta portando avanti - assieme al tribunale di Reggio - una serie di misure che hanno fatto emergere anche il ruolo della Copler, la cui sede è nella dimora di Grande Aracri, residente nel quartiere chiuso tra via Pirandello e via Breda-Vignazzi a Brescello, soprannominato “Cutrello”, e dove i carabinieri sono ormai di casa.
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CONTO ALLA ROVESCIA. Sarà il ministero dell’Interno che decreterà tra poche settimane se la vita amministrativa del paese di Peppone e don Camillo è stata condizionata dalla ’ndrangheta, seguendo il medesimo iter di verifica giunto al clou nel vicino comune di Finale Emilia. Francesco Grande Aracri, fratello maggiore del boss Nicolino, non sembra essere granché impensierito dalla vicenda. Le sue preoccupazioni sono rivolte semmai al congelamento del patrimonio suo e dei suoi familiari. Sul suo conto restano le parole benevole dall’attuale sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, che fu poi difeso da alcuni esponenti dei Grande Aracri, scesi in piazza a Brescello nel settembre del 2014, quando furono chieste le sue dimissioni per la leggerezza con la quale trattò il suo concittadino Francesco, condannato in via definitiva per associazione mafiosa in merito a fatti avvenuti tra il 2001 e il 2003, considerato reggente e cassiere della cosca in vece del fratello Nicolino, condannato a 30 anni di carcere.
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