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Consulta del verde all’attacco «Un esempio diseducativo»

Consulta del verde all’attacco «Un esempio diseducativo»

REGGIO EMILIA. «È stata tagliata in maniera barbara. Questa pianta martoriata è il massimo della diseducazione su quello che sono gli esseri viventi. Hanno decretato la fine di questo albero senza...

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REGGIO EMILIA. «È stata tagliata in maniera barbara. Questa pianta martoriata è il massimo della diseducazione su quello che sono gli esseri viventi. Hanno decretato la fine di questo albero senza nessuna possibilità di recuperarlo. E così si perde un’intera tradizione».

Non è affatto piaciuta a Ugo Pellini, componente della Consulta del verde, la decisione del Comune di prendere un albero, tagliarlo e portarlo in piazza a Reggio, dove sarà esposto in occasione delle feste di Natale per poi tornare al suo destino. Un destino che, per l’imponente abete rosso, in ogni caso non si profila roseo, soprattutto considerando il fatto che l’albero era già destinato a diventare legna. E che, dopo il Natale, troverà il suo futuro molto probabilmente in una segheria.

Per Pellini, la scelta di usare una pianta tagliata «è uno spregio alla vivacità e alla crescita degli alberi, che rappresentano la vita e la tradizione».

Anche per questo motivo avrebbe preferito che per l’albero di Natale simbolo delle feste reggiane si usasse un altro tipo di pratica: «Un tempo gli alberi li prendevano con il marchio della Forestale, venivano dai loro vivai e venivano trapianti. Poi dopo le feste tornavano nei vivai. Non so quest’anno chi abbia fatto questa scelta. Ma la considero antiecologica e diseducativa per quel che riguarda la tradizione degli alberi Natale, che in molti casi possono esser ripiantati. Io stesso, nel mio cortile, ho ripiantato abeti rossi che mi ricordano il Natale di dieci o venti anni fa. Con un albero tagliato in questo modo, invece, non ci sarà nessun ricordo perché la pianta è destinata al macero». Anche Pellini ha notato che la base dell’abete è stata “modellata” per farla entrare nella struttura in metallo che terrà in piedi la pianta durante tutto il periodo delle feste. E anche per il componente della Consulta del verde un gesto del genere non è stato affatto gradito.

Ma non è solo una questione ecologica quella sollevata da Pellini. Il rischio paventato, infatti, è anche quello che l’abete possa morire del tutto anche prima della fine delle feste. «Speriamo che non appassisca prima dell’ultimo dell’anno - conclude – Trovo davvero inusuale la pratica alla quale si è ricorsi quest’anno. E non so in quale parte del globo facciano ancora una cosa del genere. Una pianta senza radici non rappresenta affatto le nostre tradizioni».

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