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«Musica a scuola, non faremo deroghe»

di Serena Arbizzi e Mauro Pinotti
«Musica a scuola, non faremo deroghe»

Il sindaco Verona: «L’insegnamento lo impone il ministero». La comunità musulmana: «Corano, l’educazione è libera»

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GUASTALLA. «Ero stata informata dalle insegnanti della scuola media, venerdì scorso, durante un’assemblea, ma non ho voluto interferire. Mi hanno detto della richiesta di alcune famiglie di religione musulmana. Il fatto è che siamo in Italia e che abbiamo una Costituzione. Sul professare la propria fede la nostra Carta dà ampia libertà. Sull’educazione scolastica invece abbiamo precise norme e programmi ministeriali. È la legge che impone la frequenza delle lezioni in ambito scolastico. Non ci sono deroghe». A parlare è il sindaco Camilla Verona che riveste anche l’incarico di assessore alla Scuola.

Ha suscitato profondo scalpore in tutta la provincia il caso, documentato ieri dalla Gazzetta di Reggio, che si è verificato alle scuole medie di Guastalla. Qui, tre famiglie musulmane hanno chiesto l’esenzione dei figli dall’ora di musica.

La motivazione addotta è che il «Corano vieta la musica, o almeno gli strumenti a fiato o a corda». Una richiesta che ha scatenato feroci polemiche e innumerevoli prese di posizione, anche all’interno dello stesso mondo islamico.

A Correggio, dove esiste una folta comunità musulmana, che si riunisce in due luoghi di culto, il parere di questi genitori non viene condiviso, ad esempio. Tuttavia, non viene nemmeno condannato.

«Il Corano non vieta la musica – spiegano Fahym Kamal e Essaid La Marra, rispettivamente presidente e referente dell’associazione islamica Assalam che si riunisce in via Gambara – ma non abbiamo l’intenzione di imporre il nostro parere ai genitori che hanno chiesto che i figli non frequentino l’ora di musica. All’interno della nostra religione, ognuno è libero di educare come meglio crede. Ognuno di noi può decidere in modo arbitrario di esercitare il libero pensiero. Sappiamo quello che è accaduto a Guastalla e ci meravigliamo che una scelta di questo tipo possa essere condannata. Ognuno deve essere libero di fare quello che vuole».

E il discorso scivola inevitabilmente sulle festività natalizie, entrate ormai nel vivo, e sull’eventuale possibilità di partecipare o meno degli studenti musulmani alle celebrazioni che si svolgono nelle scuole durante questo periodo. «Io ho un bimbo di 6 anni che frequenta la scuola San Francesco qui a Correggio – aggiunge Essaid La Marra – lui partecipa alle attività che si svolgono in vista del Natale, ad esempio alle recite. Poi, però, a casa io lo educo secondo i dettami della religione musulmana, perché ritengo che per lui sia il meglio. Questo fino a quando avrà 18 anni e sarà libero di decidere».

«L’altro giorno – prosegue – mi ha chiesto di scrivere una lettera a Babbo Natale per poi infilarla nella cassetta predisposta lungo corso Mazzini. L’abbiamo fatto, perché sarà lui a capire, quando diventerà grande, che Babbo Natale non esiste e che religione è più giusto adorare o meno».

Il tema delle celebrazioni religiose cattoliche è tuttavia un argomento ancora molto delicato.

«Noi non abbiamo visto un cattolico partecipare alle nostre feste», aggiunge il presidente, sottolineando, però, di avere garantito la propria partecipazione a un evento che si svolgerà «probabilmente il 19 e che ci vedrà tutti uniti, noi musulmani con i cattolici, per dire di no al terrorismo. Siamo disponibili a lavorare per l’integrazione e non sarà la presa di posizione sul flauto di alcuni genitori a bloccare questo processo che abbiamo avviato da tempo», conclude il presidente Fahym Kamal.

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