«Non siamo una zavorra Mora faccia autocritica»
Le sigle fuoriuscite dalla segreteria contro il leader: non ascolta il 70% della Cgil Dura la Fillea: «Il segretario ci diffama». Chiesi media: «Ora dobbiamo ricucire»
REGGIO EMILIA. In Cgil sono la maggioranza se si contano le tessere degli iscritti nelle loro categorie (il 70% circa, con un forte peso dei pensionati) ma diventano la minoranza se si va a guardare i posti nella segreteria. Numeri che restituiscono il difficile equilibrio mantenuto in questi anni e che si è rotto giovedì scorso, come certificato dall’uscita di sei categorie dalla segreteria della Cgil di Reggio Emilia, la più grande organizzazione sul territorio reggiano (115mila tesserati in tutto) che sta conoscendo ora una crisi al vertice di difficile ricomposizione.
Ad andare in frantumi è stata la gestione unitaria della Camera del Lavoro, spiegata ieri dai “dissidenti”, ovvero i segretari delle sei categorie (funzione pubblica, pensionati, alimentaristi, ceramiche e plastica, edilizia e banche) che hanno voluto dare le loro versione dell’implosione dei rapporti in Cgil, additando quale primo responsabile lo stesso segretario generale, Guido Mora, chiamato quindi «a fare autocritica».
L’intenzione di tutti, anche dei fuoriusciti, è di proseguire le battaglie sindacali «senza causare la paralisi dell’attività, che proseguirà come sempre». «Noi siamo e restiamo dentro la Cigl - dice Luca Chiesi, ex segretario organizzativo che si è dimesso in polemica con il blocco che sostiene Mora - la Cgil è un’organizzazione pluralista, ci si confronta. Fortunatamente c’è anche una dialettica interna ma è stato un errore non nostro il non essere giunti a una sintesi tra le varie sensibilità presenti nella Camera del Lavoro, mandando all’aria 50 anni di gestione unitaria».
La distanza con la segreteria ormai monocolore dopo le dimissioni di Chiesi resta siderale. L’obiettivo è però di ricomporre nel lungo periodo la frattura, difficilmente comprensibile anche dalla base degli iscritti. «Da domani saremo ancora sul territorio e vicino ai lavoratori per dare il nostro contributo alle battaglie della Cgil nel rispetto delle regole che il sindacato si è dato» hanno detto ieri durante la conferenza stampa i segretari riuniti in una sala della Cgil di via Roma. «Al contrario di quanto affermato in questi giorni, lo faremo assolutamente senza boicottaggi, che non appartengono al nostro modo di lavorare. E non siamo nemmeno una zavorra, le lotte le stiamo combattendo senza remore». L’intenzione è scacciare l’idea che la questione sia ridotta a una disputa sulle poltrone. «Indicare come responsabile della storica rottura a Reggio il segretario nazionale Susanna Camusso in contrapposizione con Landini non corrisponde alla realtà» dice Chiesi, che conferma un interessamento della Camusso nella questione: «Ci ha solo detto che l’unitarietà è importante ma è possibile solo se viene rispettata la rappresentanza nella segreteria». La vicenda è molto più locale, legata a due aspetti: la rottura da parte di Mora del patto stretto nel 2014 che fu sostenuto da 17 delegati offerti dalla minoranza e, caso ben più deflagrante, il braccio di ferro tra Mora e la Fillea. Una vertenza che riguarda la ricollocazione della funzionaria Irene Velotti, finita davanti agli organi di garanzia che avrebbero bocciato la linea del segretario. Oltre a questo, Mora ha additato la categoria per la scarsa efficacia delle strategie durante il crollo del settore cooperativo delle costruzioni. «Sono parole semplicemente diffamatorie - dice Zaniboni della Fillea - In tutte le crisi che abbiamo gestito non c'è stato un solo licenziamento e si sono stretti accordi giudicati unici».
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